domenica 2 dicembre 2012

Sull'importanza di leggere i testi antichi

Oggi voglio affrontare un argomento che mi sta particolarmente a cuore, lo studio dei testi antichi.
Premetto che io ho studiato in un istituto per geometri per cui non ho avuto una preparazione classica che invece può dare un liceo scientifico o classico.
La mia passione è lo studio, di tutto, con particolare interesse per la storia antica e le scienze. Così nel tempo mi sono reso conto che lo studio di testi scientifici o di storia non può essere affrontato seriamente se non andando a leggere i testi degli autori cui di volta in volta si fa riferimento in un testo. Spesso seguire le tracce all'indietro è veramente complicato per tanti differenti motivi, spesso è infatti impossibile rintracciare un testo di riferimento in quanto non esiste più oppure perchè non ne esiste una traduzione in una lingua a me conosciuta o perchè non esiste ancora modo di accedere al testo in quanto presente solo in qualche sperduta biblioteca.
Un po alla volta, soprattutto con l'uso di google books, sono riuscito a trovare e leggere molti libri importanti e così mi sono ancor di più convinto della necessità di studiare i testi antichi e non le sintesi moderne degli stessi.
 
VOglio perciò rivolgere un invito ai ragazzi, leggete le sintesi che vi danno a scuola, ma poi approfondite, cercate gli autori di riferimento e i loro testi su wikipedia, su google books e sulle immense biblioteche o line americane e inglesi e leggete i testi originali. Studiate le lingue e leggete i testi nella lingua originaria dell'autore.
Approfondite fino a che potete e fatevi voi una idea, sempre, diventate così liberi pensatori e decidete voi in cosa credrere e in cosa non credere.
 
Fatelo, e vi sentirete molto più forti nelle vostre opinioni, ma soprattutto vi renderete conto ch le cose talvolta sono diverse da come ve le hanno sempre raccontate!
 
Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

giovedì 22 novembre 2012

I Sardi diffusori dell'agricoltura in Europa

Dal sito dell’American Society of Human Genetics, prendiamo un intervento all’annual meeting del 2012 (6-9 novembre) tenuto dal primo autore della ricerca (cui concorsero 19 scienziati) Martin Sikora, genetista alla Stanford University. Il dr. Sikora rilasciò anche una intervista a LiveScience il 9 Novembre. Qui il succinto compendio dell’insieme. Titolo della ricerca: Sulla stirpe sarda dell’Uomo di Ghiaccio del Tirolo.

Il completo genoma della mummia dell’Uomo di Ghiaccio del Tirolo (Oetzi, ndr), vecchia di 5300 anni, ha permesso nuove prospettive su sua origine e parentela, con le popolazioni moderne dell’Europa. Si usarono, dati provenienti dalla sequenza dell’intero genoma di 452 individui sardi e dati disponibili pubblicamente, per confermare che l’Uomo di Ghiaccio è il più strettamente imparentato con i Sardi di oggi. Inoltre, la comparazione di questi dati, con altri del DNA di: un cacciatore-raccoglitore trovato in Svezia, un contadino trovato in Svezia, un cacciatore-raccoglitore di 7000 anni fa, travato in Iberia a m.1500, un uomo dell’Età del Ferro trovato in Bulgaria, ha confermato che, fra le popolazioni moderne, i Sardi sono quelli più strettamente imparentati con Oetzi. Ed inoltre, Oetzi rassomiglia più strettamente ai contadini, trovati in Bulgaria e Svezia, mentre i cacciatori-raccoglitori trovati in Svezia e Spagna, sembrano assomigliare di più agli odierni abitanti dell’Europa Settentrionale. Inoltre il Sikora ha dichiarato:

«Le scoperte supportano l’idea che, gente migrante dal Medio Oriente, lungo tutto il cammino fino all’Europa Settentrionale, portò seco l’agricoltura e si mischiò con i cacciatori-raccoglitori nativi, dando luogo ad un’esplosione demografica. Mentre le tracce di queste antiche migrazioni sono largamente andate perdute nella maggior parte dell’Europa, i Sardi isolani rimasero più isolati e pertanto trattennero un maggior numero di tracce genetiche di quei primi contadini Neolitici».

Nostro commento.

Questa dichiarazione è destinata a stravolgere tutta la storia dell’Europa. Infatti, il dr. Sikora dice: due gruppi etnici, uno stanziato nell’Europa e l’altro in continuo transito in essa, diedero luogo alla procreazione di una discendenza fatta di cacciatori-raccoglitori e di contadini. Inoltre, i cacciatori-raccoglitori sono geneticamente imparentati con gli odierni Europei settentrionali, mentre i contadini, sono imparentati geneticamente con i Sardi di oggi. Secondo la teoria, i genitori di questa discendenza farebbero capo, gli uni ai cacciatori-raccoglitori già presenti in Europa, gli altri, come natura vuole, alle popolazioni che erano in transito, essendo una di esse, obbligatoriamente, di etnia sarda, cioè Sardi. D’altro canto, non vediamo altro modo di inserire gli abitanti dell’isola di Sardegna (che i ricercatori pensano per di più isolata), in un qualsiasi tratto del percorso «dal Medio Oriente lungo tutto il cammino fino all’Europa settentrionale». Ben al di là della fossile dichiarazione, che vede i Sardi isolati in modalità sempiterna, un minimo raziocinio dovrebbe indicare che, se i Sardi fossero stati davvero isolati, sarebbe stato impossibile contattarli. Si deve arguire che in Sardegna, non potette esservi nessun contatto genico con i portatori dell’agricoltura che transitavano nell’Europa centrale provenienti dall’Oriente. Riteniamo, paradossale sostenere che, pur essendo stata l’Europa attraversata dai portatori dell’agricoltura, proprio in quella Europa siano “largamente assenti tracce geniche”. Ci si rende conto essere stato (nel caso) tale lunghissimo passaggio, della durata di un centinaio di generazioni? Al contrario, ciò sembra dimostrare essere“largamente assente” la prova di tale migrazione. Ed è proprio in quell’altra direzione che si deve guardare per avere la elettrizzante risposta che questa ricerca ci ha consegnato. Ci preme però conferire al presente documento, qualche testimonianza sulla scoperta della plurimillenaria presenza dei Sardiani (come chiamiamo gli antichissimi Abitatori dell’Isola), nel continente europeo.

- 12200-10300 anni fa - i Sardiani portavano loro ed altrui ossidiana al Riparo Mochi e Arma dello Stafanin, in Liguria

- 6700-5200 anni fa - la presenza nella Grotta della Tartaruga (Trieste) di ossidiane portate da navi sardiane e di ossidiane portate da individui provenienti dai Monti Carpazi, ci permette di inferire che l’incontro tra Sardiani e Carpatici - forse propedeutico all’arrivo dei Sardiani nella Valle del Danubio - precedesse questo momento

- 6700-6000 anni fa - a Cuccuru S’Arriu, Cabras (Oristano) e Mara (Sassari), si riscontrano già forme umane danubiane; in questa ultima grotta “soltanto i resti femminili” vengono attribuiti alla tipologia danubiana. Ciò prova che i Sardiani arrivarono sul Danubio prima di 6700 anni fa.

- 6000-5200 anni fa - a Lu Maccioni, Alghero (Sassari) si riscontra la presenza di forme danubiane

- 4500-4200 anni fa - a Serra Cabriles, Sennori (Sassari), si riscontra una morfologia danubiana quasi pura

- 4700-3900 anni fa - i prodotti della cultura Campaniforme sarda sono strettamente imparentati, sotto il profilo stilistico, ai prodotti della cultura Campaniforme danubiana e Vinča

- questo scambio, quasi contrattualizzato nei millenni, di elementi culturali, materiali ed umani fra le due aree dell’Europa, poté essere il naturale supporto alla industria metallurgica sardiana. Ad essa necessitava quell’abbondanza di stagno presente in Boemia. L’analisi di un campione di scoria di un lingotto di Isili (Nuoro) ha fornito indicazioni di una miscela di rame sardo con minerale boemo. L’analisi di braccialetti da Vetulonia fa ricadere questi bronzi nel diagramma riguardante la Boemia: la qual cosa induce a credere che i bracciali fossero provenienti da un’officina fusoria della Sardegna, come dimostrano i numerosi bronzi sardi trovati in Etruria e soprattutto la plurimillenaria dipendenza culturale, ben ampiamente documentata, nei riguardi della Sardegna, di tal area.

- 5200-4200 anni fa - in Sardegna, il più antico reperto bronzeo, rappresentato da una lama di bronzo (di pugnale?), fu rinvenuto in una tomba di Mesu ‘e Montes, Ossi (Sassari).

Conclusioni. Circa la professionalità, messa in atto dall’uomo nel saper andare per mare, ricordiamo come i Sardiani si fossero costruiti tale capacità almeno fin da 14.350 anni fa nel circumnavigare il Mediterraneo, gli Indonesiani almeno da 60.000 anni fa nell’attraversare il Mare di Timor. Tuttavia gli studiosi, tutti, nulla sapendo di ciò, hanno immaginato il diffondersi dell’agricoltura, soltanto attraverso un percorso per via di terra. Invece, qualche esperienza elucubrativa, ci convince che essa si diffuse anche (e soprattutto?) lungh’essa la superficie del mare. E, quali popolazioni operarono questa diffusione? Tutte quelle che avevano accumulato attraverso millenni di esperienza, una maestria di andare pel mare con la stessa naturalezza di cui si serve il contadino per spostarsi sulla terra. E, dove portavano a riprodurre tale nuova metodologia atta a procurarsi sicuro ed abbondante cibo? Proprio nelle vicinanze dei punti di approdo. Di qui, prendeva luogo, col tempo, la diffusione per via di terra, per il mezzo della migrazione verso terreni più ampi e fertili. Possiamo escludere che l’agricoltura arrivasse nella valle del Danubio, attraverso quella via naturale di penetrazione percorsa anche dai Sardiani che, dal luogo dell’odierna Trieste, portava al luogo dell’odierna Bratislava? Possiamo escludere che a portare l’agricoltura nella valle del Danubio, attraverso quella via, fossero proprio i Sardiani? No. Non ci sentiamo di escluderlo. Quindi, se vi fu (lo si dimostrerà?) una diffusione di agricoltura che, come un largo fiume congiunse l’Oriente con la Scandinavia, vi furono certo moltissimi altri canali di trasferimento dell’agricoltura, dai punti d’approdo del notevole naviglio che solcava tutto il Mare Mediterraneo (forse non il Mare Nero), fin verso i più recessi interni di tutti i territori retrostanti!

Ove il Sikora, o altro scienziato, dovesse confermare la sua asserzione di trasferimento dell’agricoltura attraverso l’Europa da parte di genti di sarda etnia, noi confermeremo doversi ricorrere anche alla via marina per giustificare la presenza di Sardi del Neolitico nell’antica Europa. Sardi provenienti direttamente dalla Sardegna? In parte, forse, si. Sardi provenienti dall’Armenia? In parte, forse, si.

Mikkelij Tzoroddu
(per approfondire visita www.sardegnastoria.it)

sabato 10 novembre 2012

Vi presento il mio nuovo libro: Ricordi di uno splendido passato

Cari amici e lettori, mi prendo qualche riga del blog per publicizzare il mio prossimo libro, che uscirà a breve con il titolo:

"Ricordi di uno splendido passato".

Il sottotitolo vi può far capire meglio di che si tratta: "Le età dell'Uomo, Platone, il Crizia e Atlantide. La storia va riscritta?"
Veniamo dunque al contenuto. Vi chiederete cosa potrete trovare di interessante in questo libro.

Sicuramente troverete tante curiosità tratte dai testi classici dei grandi autori dell’antichità: Esiodo, Erodoto, Platone, Virgilio, Seneca, lo Pseudo-Apollodoro, Giamblico ma anche alcuni autori più recenti quali Ruggero Bacone, Galileo Galilei ed infine Dimitrj Merezkovskj. Essi, nei loro testi talvolta fanno riferimento ad altri autori e così avrete modo di conoscere anche il pensiero di questi ultimi, noti o meno che siano.
Attraverso le loro opere cercherò di spiegare come credo sia avvenuta l’evoluzione della civiltà umana e proverò a porre in evidenza alcune curiosità che mi hanno spinto allo studio delle opere più antiche, nella convinzione che faranno lo stesso con chi di voi vorrà seguirmi.

Esiodo è il mio riferimento per le età dell’uomo, l’età d’oro in cui la civiltà umana godeva dei prodotti della madre terra senza versare una sola goccia di sudore, l’età dell’argento seguita dal bronzo, poi l’età degli eroi ed infine quella del ferro.
Erodoto è una fonte inesauribile di fatti sulle popolazioni del mondo di duemilacinquecento anni fa. Platone è il punto di inizio della ricerca per il mito di Atlantide.
Ma tutto quello che leggerete ha un solo fine, mostrare quanto sia probabile l’evoluzione ciclica dell’umanità. Ricerca condotta sui principali testi antichi che hanno tramandato i miti, leggende o semplici informazioni scientifiche fuori dal tempo.

Il Timeo e il Crizia, principalmente, Esiodo e Platone, Atlantide, ma  non solo!
Ogni volta che sarà possibile, seppure brevemente, cercherò di porre in evidenza eventuali spunti di riflessione per mezzo di domande, spesso senza risposta.

La storia, lo sviluppo dell’umanità e la conoscenza scientifica degli antichi sono soggetti di ricerca ugualmente interessanti e che ho provato ad illustrare con esempi tratti dai testi antichi e con paragoni con le conoscenze scientifiche attuali.
I testi che vi potrete trovare sono scritti in tempi diversi e rispecchiano la mia sete di ricerca e i miei interessi, spero li troverete stimolanti e che possano essere d’aiuto al vostro percorso di ricerca, qualunque esso sia.
Se vi piacciono le domande, i dubbi e i misteri del passato in vece delle false certezze, allora questo è il libro che fa per voi.


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 16 settembre 2012

Cristoforo Colombo, la Crociata Universale di Marisa Azuara

Le edizioni BARACOA di Barcellona, in occasione del lancio dell'edizione tradotta in italiano del libro “Cristoforo Colombo, la Crociata Universale” sulle origini sarde dello scopritore delle Americhe, organizzano L'INCONTRO CONFERENZA con l'autrice Marisa Azuara venerdì 5 ottobre 2012, ore 18 presso la sala conferenze del Castello di Sanluri Via Generale Villasanta 1, Sanluri - Sardegna.
Il Libro
Cristoforo Colombo, La Crociata Universale. Saggio storico. Analizza l’impresa di Cristoforo Colombo alla luce della sua origine sardo-genovese e come membro delle famiglie del Visconte di Sanluri, Antonio De Sena, e del Marchese di Oristano, Leonardo Alagòn d’Arborea, ultimo sovrano della Corona de Logu. Conoscere la reale personalità di Cristoforo Colombo offre una prospettiva sorprendente e molto diversa da quella conosciuta sui rapporti mantenuti dal navigatore con le grandi personalità della sua epoca: papa Borgia, i papi Pio II e Pio III, la regina Isabel di Castiglia, re Fernando d’Aragona, re Joao II del Portogallo ed Amerigo Vespucci. L’opera analizza in dettaglio il modo in cui la tragica fine dei giudici d’Arborea e dei marchesi di Oristano influirono sui grandi avvenimenti storici di quell’epoca. (l’espulsione degli ebrei dalla Spagna, l’istituzione dell’Inquisizione, l’assassinio del figlio di papa Borgia, l’unificazione delle Corone di Castiglia e di Aragona in Spagna e l’invasione dell’Italia da parte del re di Francia) e determinarono il futuro del Nuovo Mondo.
Chi è l'autrice?
Marisa Azuara è nata ad Alcorisa (Teruel) nel 1959. Laureata in Tecnica delle Imprese ed Attività Turistiche alla E.O.T. di Madrid, città in cui Manuel Ballesteros Gaibrois, noto esperto di Cristoforo Colombo, occupava la cattedra di Storia della Cultura, il quale le trasmise la passione che sentiva nei confronti dello scopritore delle Americhe e la iniziò alla conoscenza della sua figura e della sua epoca.
In occasione del Quinto Centenario della scoperta delle Americhe, Marisa Azuara ha iniziato a ricercare informazioni per scrivere un romanzo sull’impresa colombiana. I primi dati raccolti le dimostrarono che le origini del primo Ammiraglio delle Indie seguitava ad essere indeterminata, ciò che la indusse ad approfondire la ricerca documentaria in diversi archivi sardi, spagnoli ed italiani, cosa che è durata vent’anni e nella quale si è avvalsa dei consigli e della collaborazione di importanti esperti in materia: Domingo Buesa Conte (presidente della Reale Accademia di San Luìs e cattedratico di Diritto Mediovale dell’Università di Saragozza), Miguel Angel Motis Dolader (professore di Storia Medioevale dell’Università di Saragozza ed autore d’importanti studi sulla famiglia Santàngel), Ignacio Javier Bona Lòpez (laureato in Storia all’Università di Saragozza), Mario Ascheri (professore di diritto Medioevale nelle Università di Siena e di Roma e principale studioso mondiale di papa Pio II), Antonello Mattone (direttore del Dipartimento di Storia dell’Università di Sassari), Simona Bellaccini (responsabile del patrimonio a Palazzo Piccolomini di Pienza) e l’avvocato Igino Sanna (traduttore ed appassionato di cultura e di diritto della Sardegna).
Dopo aver pubblicato tre romanzi storici: Justicia, El signo de Salomòn e Matatoros, Marisa Azuara ha deciso di pubblicare i suoi studi in un saggio storico su Cristoforo Colombo: Christòval Colòn, màs grande que la legenda, in cui dimostra, senza la minima ombra di dubbio, che Cristoforo Colombo era il sardo-genovese Cristòbal De Sena Piccolomini e Alagòn di Arborea, nipote del Visconte di Sanluri, Antonio De Sena e nipote, altresì, dell’ultimo sovrano della Corona de Logu, Leonardo Alagòn, Marchese di Oristano.
L’opera è stata adattata in un documentario di Canal de Història: Christòbal Colòn, la Odissea, diretta dall’autrice medesima. Attualmente, Marisa Azuara sta preparando una raccolta documentale che, in otto capitoli, approfondirà la personalità di Cristoforo Colombo nonché gli avvenimenti che lo spinsero a scoprire il Nuovo Mondo.
Come riconoscimento del suo lavoro, Marisa Azuara è stata invitata dalla Real Accademia de Nobles y Bellas Artes de San Luìs di Saragozza a presentare ufficialmente la sua tesi sull’origine di Cristoforo Colombo mediante la lettura della Lezione Inaugurale del Corso Accademico 2010.
Cristoforo Colombo, la Crociata Universale (Edizioni Baracca S.L.) costituisce il culmine dell’esauriente ricerca effettuata sullo scopritore del Nuovo Mondo da Marisa Azuara. Un’opera indispensabile per poter conoscere il navigatore, l’epoca in cui visse e le circostanze che lo spinsero a compiere la sua impresa.

sabato 4 agosto 2012

Dialogo dei massimi sistemi: sull'apertura dello stretto di Gibilterra


Il Dialogo tra Salviati, Simplicio e Sagredo, talvolta riporta delle notizie interessanti, quasi scomparse dalle nostre conoscenze perchè parte di ipotesi non pronunciabili sul passato dell'uomo.
Tempo addietro, parlandovi di Seneca e della sua opera riportai una curiosa notizia attribuita agli antichi storici ebbene, la stessa cosa (e magari tratta proprio da Seneca) la riporta Galileo mettendola in bocca a Simplicio, ma vediamo di che si tratta dalle parole di Simplicio:

"Io vi troverò delle mutazioni seguite in Terra così grandi, che se di tali se ne facessero nella Luna, benissimo potrebbero esser osservate di qua giù. Noi aviamo, per antichissime memorie, che già, allo stretto di Gibilterra, Abile e Calpe erano continuati insieme, con altre minori montagne le quali tenevano l'oceano rispinto; ma essendosi, qual se ne fusse la causa, separati i detti monti, ed aperto l'adito all'acque marine, queste scorsero talmente in dentro, che ne formarono tutto il mare Mediterraneo..."

Per chi non ha dimestichezza con l'Italiano di quei tempi, ecco una mia libera interpretazione in Italiano moderno:

"Io vi indicherò dei cambiamenti della superficie terrestre di tali dimensioni, che se si verificassero sulla Luna, potremmo osservarli da quaggiù. Noi sappiamo, grazie ai racconti degli storici antichi, che un tempo Abile e Calpe (località oggi conosciute come la rocca di Gibilterra e Jebel Musa) sullo stretto di Gibilterra, erano unite tra loro da alcune montagne di dimensioni minori che tutte assieme tenevano lontane dalla terra interna le acque dell'Oceano; ma un giorno, quale fosse la causa non si sa, le montagne si aprirono e le acque marine corsero all'interno formando il mare Mediterraneo..."

E' pur vero, direte voi, che Simplicio nei Dialoghi fa la parte del sempliciotto credulone, ma normalmente Sagredo e Salviati lo correggono, non in questo caso però! Forse che anche Galileo credeva la cosa possibile? Come vi ho già detto, non è impossibile il fatto in se quanto che gli storici antichi lo tramandino come un fatto vissuto tragicamente della razza umana che allora abitava l'Europa!

Meditate gente, meditate!

Alessandro Giovanni Paolo Rugolo

Atlantide e i suoi Misteri: sui fenici

Dimitri Merezkovskj era un grande erudito...
Nel testo che vi ho presentato ultimamente, "Atlantide e i suoi misteri", parla di tante cose, filosofia, storia antica, economia, politica e società e tra i tanti argomenti cita anche i fenici, ma vediamo cosa ci dice:

"La parola greca phoinix, fenicio, significa 'rosso', 'pellerossa'. Così i greci omerici chiamavano gli emigranti dell'isola di Creta, dove abitavano i Pelasgi, gli Eteocretesi che erano i Keftiu egiziani, 'uomini delle Stirpi Marine', affini ai libici nell'Africa Settentrionale, ai Liguri in Italia, agli Iberi in Spagna, alle razze che vivevano lungo tutta la via mediterraneo-atlantica verso l'Oriente. Tardi discendenti neolitici dei Cro Magnon, tutte queste razze, a giudicare dalle pitture murali egizie e della Creta di Minosse, sono 'pellirosse' o rossobronzee, imberbi, come i Toltechi e gli Aztechi del Messico precolombiamo. Il colore della pelle è un indizio stabile nei millenni: se lo sono i discendenti probabilmente anche gli antenati erano 'pellirosse', del tutto o in parte. Sembra che un riverbero dell'eterno Occidente, del 'Tramonto di tutti i soli', arda sul giovane volto dell'Europa."

Si, vabbè, ma con questo cosa si vuol dimostrare, direte voi.
Niente, è impossibile dimostrare qualcosa a così tanta distanza di tempo... si vuole solo cercare di mettere in relazione le popolazioni (almeno alcune) europee con quelle americane e, chissà, forse così dare a tutte un'unica origine: Atlantide, scomparsa fisicamente ma non senza lasciare parte della sua antica popolazione su entrambe le sponde dell'Oceano Atlantico, in America e in Europa e Africa.

In un altro punto l'autore trova delle somiglianze tra il popolo basco e gli indiani d'America, ma facciamo parlare lui:

"La piccola stirpe dei Baschi, chiusa nei Pirenei, parla una lingua che non somiglia a nessun'altra lingua d'Europa, d'Africa e d'Asia, ma che somiglia assai alle lingue delle razze paleoamericane. Se questa lingua, come ritengono molti dotti, è un frammento salvo per miracolodell'antichità dei Cro Magnon, è probabile il legame dell'Europa paleolitica con le lingue dell'antica America."

Ecco, devo proseguire? No, sarebbe interessante sapere quanto le lingue paleo americane e il basco si assomigliano... ma la cosa è al di là delle mie conoscenze!

Alessandro Giovanni Paolo Rugolo
Archeologia, preistoria e storia, suddivisioni artificiose del tempo... l'unico testimone dell'evoluzione dell'Uomo...
Egitto... Roma... Sardegna...
Etruschi... Babilonesi... Assiri... Hyksos... Shardana... popoli del mare... Maya... Aztechi... Cinesi...
Vogliamo parlare di questi popoli e di altri... cercare di evidenziare similitudini e differenze... proveremo a studiare, assieme a chi ne ha voglia, popoli dimenticati... senza preconcetti!
Cercheremo di ripercorrere la storia di questi popoli con l'aiuto di storici antichi e moderni... ma non solo...
Cercheremo di andare oltre una disciplina scolastica leggendo testi antichi alla ricerca di radici ancora poco chiare...
Cercheremo di capire se è vero che l'uomo si è evoluto così come abbiamo studiato, linearmente, oppure se è possibile che le cose siano andate diversamente... come sostenne Platone!

Zibaldone...

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