sabato 29 dicembre 2012

Vi presento il mio nuovo libro: Ricordi di uno splendido passato

Cari amici e lettori, mi prendo qualche riga del blog per publicizzare il mio ultimo libro:

"Ricordi di uno splendido passato".

Il sottotitolo vi può far capire meglio di che si tratta: "Le età dell'Uomo, Platone, il Crizia e Atlantide. La storia va riscritta?"

Veniamo dunque al contenuto. Vi chiederete cosa potrete trovare di interessante in questo libro.

Sicuramente troverete tante curiosità tratte dai testi classici dei grandi autori dell’antichità: Esiodo, Erodoto, Platone, Virgilio, Seneca, lo Pseudo-Apollodoro, Giamblico ma anche alcuni autori più recenti quali Ruggero Bacone, Galileo Galilei ed infine Dimitrj Merezkovskj. Essi, nei loro testi talvolta fanno riferimento ad altri autori e così avrete modo di conoscere anche il pensiero di questi ultimi, noti o meno che siano.
Attraverso le loro opere cercherò di spiegare come credo sia avvenuta l’evoluzione della civiltà umana e proverò a porre in evidenza alcune curiosità che mi hanno spinto allo studio delle opere più antiche, nella convinzione che faranno lo stesso con chi di voi vorrà seguirmi.

Esiodo è il mio riferimento per le età dell’uomo, l’età d’oro in cui la civiltà umana godeva dei prodotti della madre terra senza versare una sola goccia di sudore, l’età dell’argento seguita dal bronzo, poi l’età degli eroi ed infine quella del ferro.
Erodoto è una fonte inesauribile di fatti sulle popolazioni del mondo di duemilacinquecento anni fa. Platone è il punto di inizio della ricerca per il mito di Atlantide.
Ma tutto quello che leggerete ha un solo fine, mostrare quanto sia probabile l’evoluzione ciclica dell’umanità. Ricerca condotta sui principali testi antichi che hanno tramandato i miti, leggende o semplici informazioni scientifiche fuori dal tempo.

Il Timeo e il Crizia, principalmente, Esiodo e Platone, Atlantide, manon solo!
Ogni volta che sarà possibile, seppure brevemente, cercherò di porre in evidenza eventuali spunti di riflessione per mezzo di domande, spesso senza risposta.

La storia, lo sviluppo dell’umanità e la conoscenza scientifica degli antichi sono soggetti di ricerca ugualmente interessanti e che ho provato ad illustrare con esempi tratti dai testi antichi e con paragoni con le conoscenze scientifiche attuali.
I testi che vi potrete trovare sono scritti in tempi diversi e rispecchiano la mia sete di ricerca e i miei interessi, spero li troverete stimolanti e che possano essere d’aiuto al vostro percorso di ricerca, qualunque esso sia.

Se vi piacciono le domande, i dubbi e i misteri del passato in vece delle false certezze, allora questo è il libro che fa per voi.

Lo potete trovare su ilmiolibro.it, buona lettura!


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 2 dicembre 2012

Sull'importanza di leggere i testi antichi

Oggi voglio affrontare un argomento che mi sta particolarmente a cuore, lo studio dei testi antichi.
Premetto che io ho studiato in un istituto per geometri per cui non ho avuto una preparazione classica che invece può dare un liceo scientifico o classico.
La mia passione è lo studio, di tutto, con particolare interesse per la storia antica e le scienze. Così nel tempo mi sono reso conto che lo studio di testi scientifici o di storia non può essere affrontato seriamente se non andando a leggere i testi degli autori cui di volta in volta si fa riferimento in un testo. Spesso seguire le tracce all'indietro è veramente complicato per tanti differenti motivi, spesso è infatti impossibile rintracciare un testo di riferimento in quanto non esiste più oppure perchè non ne esiste una traduzione in una lingua a me conosciuta o perchè non esiste ancora modo di accedere al testo in quanto presente solo in qualche sperduta biblioteca.
Un po alla volta, soprattutto con l'uso di google books, sono riuscito a trovare e leggere molti libri importanti e così mi sono ancor di più convinto della necessità di studiare i testi antichi e non le sintesi moderne degli stessi.
 
VOglio perciò rivolgere un invito ai ragazzi, leggete le sintesi che vi danno a scuola, ma poi approfondite, cercate gli autori di riferimento e i loro testi su wikipedia, su google books e sulle immense biblioteche o line americane e inglesi e leggete i testi originali. Studiate le lingue e leggete i testi nella lingua originaria dell'autore.
Approfondite fino a che potete e fatevi voi una idea, sempre, diventate così liberi pensatori e decidete voi in cosa credrere e in cosa non credere.
 
Fatelo, e vi sentirete molto più forti nelle vostre opinioni, ma soprattutto vi renderete conto ch le cose talvolta sono diverse da come ve le hanno sempre raccontate!
 
Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

giovedì 22 novembre 2012

I Sardi diffusori dell'agricoltura in Europa

Dal sito dell’American Society of Human Genetics, prendiamo un intervento all’annual meeting del 2012 (6-9 novembre) tenuto dal primo autore della ricerca (cui concorsero 19 scienziati) Martin Sikora, genetista alla Stanford University. Il dr. Sikora rilasciò anche una intervista a LiveScience il 9 Novembre. Qui il succinto compendio dell’insieme. Titolo della ricerca: Sulla stirpe sarda dell’Uomo di Ghiaccio del Tirolo.

Il completo genoma della mummia dell’Uomo di Ghiaccio del Tirolo (Oetzi, ndr), vecchia di 5300 anni, ha permesso nuove prospettive su sua origine e parentela, con le popolazioni moderne dell’Europa. Si usarono, dati provenienti dalla sequenza dell’intero genoma di 452 individui sardi e dati disponibili pubblicamente, per confermare che l’Uomo di Ghiaccio è il più strettamente imparentato con i Sardi di oggi. Inoltre, la comparazione di questi dati, con altri del DNA di: un cacciatore-raccoglitore trovato in Svezia, un contadino trovato in Svezia, un cacciatore-raccoglitore di 7000 anni fa, travato in Iberia a m.1500, un uomo dell’Età del Ferro trovato in Bulgaria, ha confermato che, fra le popolazioni moderne, i Sardi sono quelli più strettamente imparentati con Oetzi. Ed inoltre, Oetzi rassomiglia più strettamente ai contadini, trovati in Bulgaria e Svezia, mentre i cacciatori-raccoglitori trovati in Svezia e Spagna, sembrano assomigliare di più agli odierni abitanti dell’Europa Settentrionale. Inoltre il Sikora ha dichiarato:

«Le scoperte supportano l’idea che, gente migrante dal Medio Oriente, lungo tutto il cammino fino all’Europa Settentrionale, portò seco l’agricoltura e si mischiò con i cacciatori-raccoglitori nativi, dando luogo ad un’esplosione demografica. Mentre le tracce di queste antiche migrazioni sono largamente andate perdute nella maggior parte dell’Europa, i Sardi isolani rimasero più isolati e pertanto trattennero un maggior numero di tracce genetiche di quei primi contadini Neolitici».

Nostro commento.

Questa dichiarazione è destinata a stravolgere tutta la storia dell’Europa. Infatti, il dr. Sikora dice: due gruppi etnici, uno stanziato nell’Europa e l’altro in continuo transito in essa, diedero luogo alla procreazione di una discendenza fatta di cacciatori-raccoglitori e di contadini. Inoltre, i cacciatori-raccoglitori sono geneticamente imparentati con gli odierni Europei settentrionali, mentre i contadini, sono imparentati geneticamente con i Sardi di oggi. Secondo la teoria, i genitori di questa discendenza farebbero capo, gli uni ai cacciatori-raccoglitori già presenti in Europa, gli altri, come natura vuole, alle popolazioni che erano in transito, essendo una di esse, obbligatoriamente, di etnia sarda, cioè Sardi. D’altro canto, non vediamo altro modo di inserire gli abitanti dell’isola di Sardegna (che i ricercatori pensano per di più isolata), in un qualsiasi tratto del percorso «dal Medio Oriente lungo tutto il cammino fino all’Europa settentrionale». Ben al di là della fossile dichiarazione, che vede i Sardi isolati in modalità sempiterna, un minimo raziocinio dovrebbe indicare che, se i Sardi fossero stati davvero isolati, sarebbe stato impossibile contattarli. Si deve arguire che in Sardegna, non potette esservi nessun contatto genico con i portatori dell’agricoltura che transitavano nell’Europa centrale provenienti dall’Oriente. Riteniamo, paradossale sostenere che, pur essendo stata l’Europa attraversata dai portatori dell’agricoltura, proprio in quella Europa siano “largamente assenti tracce geniche”. Ci si rende conto essere stato (nel caso) tale lunghissimo passaggio, della durata di un centinaio di generazioni? Al contrario, ciò sembra dimostrare essere“largamente assente” la prova di tale migrazione. Ed è proprio in quell’altra direzione che si deve guardare per avere la elettrizzante risposta che questa ricerca ci ha consegnato. Ci preme però conferire al presente documento, qualche testimonianza sulla scoperta della plurimillenaria presenza dei Sardiani (come chiamiamo gli antichissimi Abitatori dell’Isola), nel continente europeo.

- 12200-10300 anni fa - i Sardiani portavano loro ed altrui ossidiana al Riparo Mochi e Arma dello Stafanin, in Liguria

- 6700-5200 anni fa - la presenza nella Grotta della Tartaruga (Trieste) di ossidiane portate da navi sardiane e di ossidiane portate da individui provenienti dai Monti Carpazi, ci permette di inferire che l’incontro tra Sardiani e Carpatici - forse propedeutico all’arrivo dei Sardiani nella Valle del Danubio - precedesse questo momento

- 6700-6000 anni fa - a Cuccuru S’Arriu, Cabras (Oristano) e Mara (Sassari), si riscontrano già forme umane danubiane; in questa ultima grotta “soltanto i resti femminili” vengono attribuiti alla tipologia danubiana. Ciò prova che i Sardiani arrivarono sul Danubio prima di 6700 anni fa.

- 6000-5200 anni fa - a Lu Maccioni, Alghero (Sassari) si riscontra la presenza di forme danubiane

- 4500-4200 anni fa - a Serra Cabriles, Sennori (Sassari), si riscontra una morfologia danubiana quasi pura

- 4700-3900 anni fa - i prodotti della cultura Campaniforme sarda sono strettamente imparentati, sotto il profilo stilistico, ai prodotti della cultura Campaniforme danubiana e Vinča

- questo scambio, quasi contrattualizzato nei millenni, di elementi culturali, materiali ed umani fra le due aree dell’Europa, poté essere il naturale supporto alla industria metallurgica sardiana. Ad essa necessitava quell’abbondanza di stagno presente in Boemia. L’analisi di un campione di scoria di un lingotto di Isili (Nuoro) ha fornito indicazioni di una miscela di rame sardo con minerale boemo. L’analisi di braccialetti da Vetulonia fa ricadere questi bronzi nel diagramma riguardante la Boemia: la qual cosa induce a credere che i bracciali fossero provenienti da un’officina fusoria della Sardegna, come dimostrano i numerosi bronzi sardi trovati in Etruria e soprattutto la plurimillenaria dipendenza culturale, ben ampiamente documentata, nei riguardi della Sardegna, di tal area.

- 5200-4200 anni fa - in Sardegna, il più antico reperto bronzeo, rappresentato da una lama di bronzo (di pugnale?), fu rinvenuto in una tomba di Mesu ‘e Montes, Ossi (Sassari).

Conclusioni. Circa la professionalità, messa in atto dall’uomo nel saper andare per mare, ricordiamo come i Sardiani si fossero costruiti tale capacità almeno fin da 14.350 anni fa nel circumnavigare il Mediterraneo, gli Indonesiani almeno da 60.000 anni fa nell’attraversare il Mare di Timor. Tuttavia gli studiosi, tutti, nulla sapendo di ciò, hanno immaginato il diffondersi dell’agricoltura, soltanto attraverso un percorso per via di terra. Invece, qualche esperienza elucubrativa, ci convince che essa si diffuse anche (e soprattutto?) lungh’essa la superficie del mare. E, quali popolazioni operarono questa diffusione? Tutte quelle che avevano accumulato attraverso millenni di esperienza, una maestria di andare pel mare con la stessa naturalezza di cui si serve il contadino per spostarsi sulla terra. E, dove portavano a riprodurre tale nuova metodologia atta a procurarsi sicuro ed abbondante cibo? Proprio nelle vicinanze dei punti di approdo. Di qui, prendeva luogo, col tempo, la diffusione per via di terra, per il mezzo della migrazione verso terreni più ampi e fertili. Possiamo escludere che l’agricoltura arrivasse nella valle del Danubio, attraverso quella via naturale di penetrazione percorsa anche dai Sardiani che, dal luogo dell’odierna Trieste, portava al luogo dell’odierna Bratislava? Possiamo escludere che a portare l’agricoltura nella valle del Danubio, attraverso quella via, fossero proprio i Sardiani? No. Non ci sentiamo di escluderlo. Quindi, se vi fu (lo si dimostrerà?) una diffusione di agricoltura che, come un largo fiume congiunse l’Oriente con la Scandinavia, vi furono certo moltissimi altri canali di trasferimento dell’agricoltura, dai punti d’approdo del notevole naviglio che solcava tutto il Mare Mediterraneo (forse non il Mare Nero), fin verso i più recessi interni di tutti i territori retrostanti!

Ove il Sikora, o altro scienziato, dovesse confermare la sua asserzione di trasferimento dell’agricoltura attraverso l’Europa da parte di genti di sarda etnia, noi confermeremo doversi ricorrere anche alla via marina per giustificare la presenza di Sardi del Neolitico nell’antica Europa. Sardi provenienti direttamente dalla Sardegna? In parte, forse, si. Sardi provenienti dall’Armenia? In parte, forse, si.

Mikkelij Tzoroddu
(per approfondire visita www.sardegnastoria.it)

sabato 10 novembre 2012

Vi presento il mio nuovo libro: Ricordi di uno splendido passato

Cari amici e lettori, mi prendo qualche riga del blog per publicizzare il mio prossimo libro, che uscirà a breve con il titolo:

"Ricordi di uno splendido passato".

Il sottotitolo vi può far capire meglio di che si tratta: "Le età dell'Uomo, Platone, il Crizia e Atlantide. La storia va riscritta?"
Veniamo dunque al contenuto. Vi chiederete cosa potrete trovare di interessante in questo libro.

Sicuramente troverete tante curiosità tratte dai testi classici dei grandi autori dell’antichità: Esiodo, Erodoto, Platone, Virgilio, Seneca, lo Pseudo-Apollodoro, Giamblico ma anche alcuni autori più recenti quali Ruggero Bacone, Galileo Galilei ed infine Dimitrj Merezkovskj. Essi, nei loro testi talvolta fanno riferimento ad altri autori e così avrete modo di conoscere anche il pensiero di questi ultimi, noti o meno che siano.
Attraverso le loro opere cercherò di spiegare come credo sia avvenuta l’evoluzione della civiltà umana e proverò a porre in evidenza alcune curiosità che mi hanno spinto allo studio delle opere più antiche, nella convinzione che faranno lo stesso con chi di voi vorrà seguirmi.

Esiodo è il mio riferimento per le età dell’uomo, l’età d’oro in cui la civiltà umana godeva dei prodotti della madre terra senza versare una sola goccia di sudore, l’età dell’argento seguita dal bronzo, poi l’età degli eroi ed infine quella del ferro.
Erodoto è una fonte inesauribile di fatti sulle popolazioni del mondo di duemilacinquecento anni fa. Platone è il punto di inizio della ricerca per il mito di Atlantide.
Ma tutto quello che leggerete ha un solo fine, mostrare quanto sia probabile l’evoluzione ciclica dell’umanità. Ricerca condotta sui principali testi antichi che hanno tramandato i miti, leggende o semplici informazioni scientifiche fuori dal tempo.

Il Timeo e il Crizia, principalmente, Esiodo e Platone, Atlantide, ma  non solo!
Ogni volta che sarà possibile, seppure brevemente, cercherò di porre in evidenza eventuali spunti di riflessione per mezzo di domande, spesso senza risposta.

La storia, lo sviluppo dell’umanità e la conoscenza scientifica degli antichi sono soggetti di ricerca ugualmente interessanti e che ho provato ad illustrare con esempi tratti dai testi antichi e con paragoni con le conoscenze scientifiche attuali.
I testi che vi potrete trovare sono scritti in tempi diversi e rispecchiano la mia sete di ricerca e i miei interessi, spero li troverete stimolanti e che possano essere d’aiuto al vostro percorso di ricerca, qualunque esso sia.
Se vi piacciono le domande, i dubbi e i misteri del passato in vece delle false certezze, allora questo è il libro che fa per voi.


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 16 settembre 2012

Cristoforo Colombo, la Crociata Universale di Marisa Azuara

Le edizioni BARACOA di Barcellona, in occasione del lancio dell'edizione tradotta in italiano del libro “Cristoforo Colombo, la Crociata Universale” sulle origini sarde dello scopritore delle Americhe, organizzano L'INCONTRO CONFERENZA con l'autrice Marisa Azuara venerdì 5 ottobre 2012, ore 18 presso la sala conferenze del Castello di Sanluri Via Generale Villasanta 1, Sanluri - Sardegna.
Il Libro
Cristoforo Colombo, La Crociata Universale. Saggio storico. Analizza l’impresa di Cristoforo Colombo alla luce della sua origine sardo-genovese e come membro delle famiglie del Visconte di Sanluri, Antonio De Sena, e del Marchese di Oristano, Leonardo Alagòn d’Arborea, ultimo sovrano della Corona de Logu. Conoscere la reale personalità di Cristoforo Colombo offre una prospettiva sorprendente e molto diversa da quella conosciuta sui rapporti mantenuti dal navigatore con le grandi personalità della sua epoca: papa Borgia, i papi Pio II e Pio III, la regina Isabel di Castiglia, re Fernando d’Aragona, re Joao II del Portogallo ed Amerigo Vespucci. L’opera analizza in dettaglio il modo in cui la tragica fine dei giudici d’Arborea e dei marchesi di Oristano influirono sui grandi avvenimenti storici di quell’epoca. (l’espulsione degli ebrei dalla Spagna, l’istituzione dell’Inquisizione, l’assassinio del figlio di papa Borgia, l’unificazione delle Corone di Castiglia e di Aragona in Spagna e l’invasione dell’Italia da parte del re di Francia) e determinarono il futuro del Nuovo Mondo.
Chi è l'autrice?
Marisa Azuara è nata ad Alcorisa (Teruel) nel 1959. Laureata in Tecnica delle Imprese ed Attività Turistiche alla E.O.T. di Madrid, città in cui Manuel Ballesteros Gaibrois, noto esperto di Cristoforo Colombo, occupava la cattedra di Storia della Cultura, il quale le trasmise la passione che sentiva nei confronti dello scopritore delle Americhe e la iniziò alla conoscenza della sua figura e della sua epoca.
In occasione del Quinto Centenario della scoperta delle Americhe, Marisa Azuara ha iniziato a ricercare informazioni per scrivere un romanzo sull’impresa colombiana. I primi dati raccolti le dimostrarono che le origini del primo Ammiraglio delle Indie seguitava ad essere indeterminata, ciò che la indusse ad approfondire la ricerca documentaria in diversi archivi sardi, spagnoli ed italiani, cosa che è durata vent’anni e nella quale si è avvalsa dei consigli e della collaborazione di importanti esperti in materia: Domingo Buesa Conte (presidente della Reale Accademia di San Luìs e cattedratico di Diritto Mediovale dell’Università di Saragozza), Miguel Angel Motis Dolader (professore di Storia Medioevale dell’Università di Saragozza ed autore d’importanti studi sulla famiglia Santàngel), Ignacio Javier Bona Lòpez (laureato in Storia all’Università di Saragozza), Mario Ascheri (professore di diritto Medioevale nelle Università di Siena e di Roma e principale studioso mondiale di papa Pio II), Antonello Mattone (direttore del Dipartimento di Storia dell’Università di Sassari), Simona Bellaccini (responsabile del patrimonio a Palazzo Piccolomini di Pienza) e l’avvocato Igino Sanna (traduttore ed appassionato di cultura e di diritto della Sardegna).
Dopo aver pubblicato tre romanzi storici: Justicia, El signo de Salomòn e Matatoros, Marisa Azuara ha deciso di pubblicare i suoi studi in un saggio storico su Cristoforo Colombo: Christòval Colòn, màs grande que la legenda, in cui dimostra, senza la minima ombra di dubbio, che Cristoforo Colombo era il sardo-genovese Cristòbal De Sena Piccolomini e Alagòn di Arborea, nipote del Visconte di Sanluri, Antonio De Sena e nipote, altresì, dell’ultimo sovrano della Corona de Logu, Leonardo Alagòn, Marchese di Oristano.
L’opera è stata adattata in un documentario di Canal de Història: Christòbal Colòn, la Odissea, diretta dall’autrice medesima. Attualmente, Marisa Azuara sta preparando una raccolta documentale che, in otto capitoli, approfondirà la personalità di Cristoforo Colombo nonché gli avvenimenti che lo spinsero a scoprire il Nuovo Mondo.
Come riconoscimento del suo lavoro, Marisa Azuara è stata invitata dalla Real Accademia de Nobles y Bellas Artes de San Luìs di Saragozza a presentare ufficialmente la sua tesi sull’origine di Cristoforo Colombo mediante la lettura della Lezione Inaugurale del Corso Accademico 2010.
Cristoforo Colombo, la Crociata Universale (Edizioni Baracca S.L.) costituisce il culmine dell’esauriente ricerca effettuata sullo scopritore del Nuovo Mondo da Marisa Azuara. Un’opera indispensabile per poter conoscere il navigatore, l’epoca in cui visse e le circostanze che lo spinsero a compiere la sua impresa.

sabato 4 agosto 2012

Dialogo dei massimi sistemi: sull'apertura dello stretto di Gibilterra


Il Dialogo tra Salviati, Simplicio e Sagredo, talvolta riporta delle notizie interessanti, quasi scomparse dalle nostre conoscenze perchè parte di ipotesi non pronunciabili sul passato dell'uomo.
Tempo addietro, parlandovi di Seneca e della sua opera riportai una curiosa notizia attribuita agli antichi storici ebbene, la stessa cosa (e magari tratta proprio da Seneca) la riporta Galileo mettendola in bocca a Simplicio, ma vediamo di che si tratta dalle parole di Simplicio:

"Io vi troverò delle mutazioni seguite in Terra così grandi, che se di tali se ne facessero nella Luna, benissimo potrebbero esser osservate di qua giù. Noi aviamo, per antichissime memorie, che già, allo stretto di Gibilterra, Abile e Calpe erano continuati insieme, con altre minori montagne le quali tenevano l'oceano rispinto; ma essendosi, qual se ne fusse la causa, separati i detti monti, ed aperto l'adito all'acque marine, queste scorsero talmente in dentro, che ne formarono tutto il mare Mediterraneo..."

Per chi non ha dimestichezza con l'Italiano di quei tempi, ecco una mia libera interpretazione in Italiano moderno:

"Io vi indicherò dei cambiamenti della superficie terrestre di tali dimensioni, che se si verificassero sulla Luna, potremmo osservarli da quaggiù. Noi sappiamo, grazie ai racconti degli storici antichi, che un tempo Abile e Calpe (località oggi conosciute come la rocca di Gibilterra e Jebel Musa) sullo stretto di Gibilterra, erano unite tra loro da alcune montagne di dimensioni minori che tutte assieme tenevano lontane dalla terra interna le acque dell'Oceano; ma un giorno, quale fosse la causa non si sa, le montagne si aprirono e le acque marine corsero all'interno formando il mare Mediterraneo..."

E' pur vero, direte voi, che Simplicio nei Dialoghi fa la parte del sempliciotto credulone, ma normalmente Sagredo e Salviati lo correggono, non in questo caso però! Forse che anche Galileo credeva la cosa possibile? Come vi ho già detto, non è impossibile il fatto in se quanto che gli storici antichi lo tramandino come un fatto vissuto tragicamente della razza umana che allora abitava l'Europa!

Meditate gente, meditate!

Alessandro Giovanni Paolo Rugolo

Atlantide e i suoi Misteri: sui fenici

Dimitri Merezkovskj era un grande erudito...
Nel testo che vi ho presentato ultimamente, "Atlantide e i suoi misteri", parla di tante cose, filosofia, storia antica, economia, politica e società e tra i tanti argomenti cita anche i fenici, ma vediamo cosa ci dice:

"La parola greca phoinix, fenicio, significa 'rosso', 'pellerossa'. Così i greci omerici chiamavano gli emigranti dell'isola di Creta, dove abitavano i Pelasgi, gli Eteocretesi che erano i Keftiu egiziani, 'uomini delle Stirpi Marine', affini ai libici nell'Africa Settentrionale, ai Liguri in Italia, agli Iberi in Spagna, alle razze che vivevano lungo tutta la via mediterraneo-atlantica verso l'Oriente. Tardi discendenti neolitici dei Cro Magnon, tutte queste razze, a giudicare dalle pitture murali egizie e della Creta di Minosse, sono 'pellirosse' o rossobronzee, imberbi, come i Toltechi e gli Aztechi del Messico precolombiamo. Il colore della pelle è un indizio stabile nei millenni: se lo sono i discendenti probabilmente anche gli antenati erano 'pellirosse', del tutto o in parte. Sembra che un riverbero dell'eterno Occidente, del 'Tramonto di tutti i soli', arda sul giovane volto dell'Europa."

Si, vabbè, ma con questo cosa si vuol dimostrare, direte voi.
Niente, è impossibile dimostrare qualcosa a così tanta distanza di tempo... si vuole solo cercare di mettere in relazione le popolazioni (almeno alcune) europee con quelle americane e, chissà, forse così dare a tutte un'unica origine: Atlantide, scomparsa fisicamente ma non senza lasciare parte della sua antica popolazione su entrambe le sponde dell'Oceano Atlantico, in America e in Europa e Africa.

In un altro punto l'autore trova delle somiglianze tra il popolo basco e gli indiani d'America, ma facciamo parlare lui:

"La piccola stirpe dei Baschi, chiusa nei Pirenei, parla una lingua che non somiglia a nessun'altra lingua d'Europa, d'Africa e d'Asia, ma che somiglia assai alle lingue delle razze paleoamericane. Se questa lingua, come ritengono molti dotti, è un frammento salvo per miracolodell'antichità dei Cro Magnon, è probabile il legame dell'Europa paleolitica con le lingue dell'antica America."

Ecco, devo proseguire? No, sarebbe interessante sapere quanto le lingue paleo americane e il basco si assomigliano... ma la cosa è al di là delle mie conoscenze!

Alessandro Giovanni Paolo Rugolo

lunedì 30 luglio 2012

Atlantide e i suoi misteri, di Dimitrj Merezkovskj

Voglio iniziare queste poche righe esattamente come ha iniziato l'autore:

"In un cattivo giorno e in una notte malvagia, l'Atlantide isola, inabissandosi nel mare, scomparve".

Chiunque abbia letto Platone sa che queste parole sono scritte nel discorso conosciuto come "il Timeo" e sa pure cosa abbiano significato nel tempo, per storici, mitografi, esploratori e scrittori!

Atlantide rappresenta molto anche per me, avendo letto tanto e riflettuto a lungo. Tempo addietro ho anche tradotto il Crizia da una versione inglese di alcuni secoli fa, e l'ho pubblicata su questo blog (se vi interessa leggere il Crizia eccovi il link: Il Crizia)

Di Merezkovskj (1865-1941) avevo letto, tempo fà, la splendida biografia di Leonardo da Vinci ed ero restato colpito dal modo in cui questo scrittore sembrava entrare nella vita del personaggio, un libro che impressionava! Così, quando ho visto il titolo "Atlantide e i suoi misteri" e il nome dell'autore italianizzato, Demetrio Merezkovskj, ho subito acquistato la mia copia e mi sono immediatamente gettato nella sua lettura.

Un suggerimento, approfondite la vita di questo autore, è veramente interessante!

Il libro rispecchia l'autore, non è semplice da leggere e non è facile da capire ma ogni pagina è una continua sfida.

"Chi l'ha creata l'ha anche distrutta". Questo il giudizio sarcastico di Aristotele su Atlantide e, probabilmente, su Platone stesso, con questa frase Aristotele giudicò Atlantide un parto della fantasia di Platone e niente più. Io credo invece che non sia così, ma poco importa cosa credo io, ora importa ciò che pensava il nostro autore... sul mito di Atlantide.

"Nude rimangono il Platone soltanto le verità più basse; quelle più alte si ammantano del mito, in modo che la verità traspaia dalla 'fiaba', come il corpo dal velo". Se riteniamo vere queste parole, Atlantide doveva far parte delle verità meritevoli di essere ammantate dal mito, per consentirne la sopravvivenza.

Atlantide - Atlantico, due parole così simili... Richard Herming che supportava l'ipotesi della Atlantide reale disse: "Mettere in rapporto la descrizione di una regione del tutto favolosa con nomi geografici esattamente noti è una cosa senza riscontro nella letteratura universale...". Platone lo fece!

Ma è vero che solo Platone ci ha parlato di Atlantide, dando vita a una infinita catena di voci e racconti? Secondo Dimitrj no, Platone non è stato l'unico, ma solo il più noto!
"Lo storico greco Marcello [..] riferisce , richiamandosi a storici più antichi, che nell'Oceano esterno si trovavano sette isole minori, consacrate a Proserpina, e tre grandi; una di esse della lunghezza di mille stadi, era consacrata al dio Poseidone.
Sembra che Marcello, nella sua opera (Aethiopika), dicesse che "Gli abitanti di questa isola hanno conservato il ricordo, giunto fino a loro dai progenitori, intorno all'Atlantide, un'enorme isola che un giorno esisteva in quei luoghi e aveva dominato sul corso di molti secoli tutte le isole dell'Oceano esterno e che era pure consacrata a Poseidone.

Sappiamo questo grazie a Proclo che parlò anche di come Crantore vide coi suoi occhi le colonne su cui era scritta in geroglifici la storia di Atlantide.

Liberi di credere o meno, non sarò certo io a cercare di convincervi in un senso o nell'altro, una cosa però è certa, che il libro merita di essere letto... e riletto con attenzione una seconda volta, cosa che stò per l'appunto facendo in questi giorni!

A presto, dunque, e buona lettura!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

martedì 12 giugno 2012

Carlo Magno, di Gianni Granzotto

Ho appena terminato la lettura di una bellissima biografia, quella di Carlo Magno, scritta da Gianni Granzotto. Un consiglio? Leggetela anche voi!
Che dire... leggere questa biografia è stato come viaggiare nel passato lungo le tracce di questo grande personaggio, grazie alla sapiente scrittura di Granzotto!
Perchè leggere il libro, potreste domandarmi.
Perchè Carlo Magno ha cambiato il mondo di allora, creando il nostro! Ecco la risposta.
Come si può ignorare la vita e le opere di questo grande personaggio? Non si può, se si vuole capire il nostro mondo!
Senza Carlo Magno il nostro presente sarebbe sicuramente diverso, molto diverso.
I Longobardi (e il loro re, Desiderio) probabilmente avrebbero mantenuto buona parte dell'Italia per chissà quanti anni ancora, la chiesa sarebbe forse scomparsa, la nascita delle nazioni dell'Europa continentale probabilmente sarebbe stata differita di secoli e gli equilibri (e anche i problemi attuali) sarebbero totalmente diversi. Ma questo si può dire sempre, parlando di un avvenimento del passato.
Quella di Carlo Magno è una storia di cui spesso conosciamo solo l'aspetto relativo alla sua incoronazione ad Imperatore, avvenuta la notte del 25 dicembre del 800, ma la sua vita è tutto un intreccio di poteri forti: chiesa di Roma, Impero d'Oriente (guidato da Irene), il nuovo Impero d'Occidente che con lui ebbe inizio.
Ma è anche un periodo di lotte per la conquista, di lotte fratricide tra popoli dello stesso sangue, di incomprensioni religiose, di iconoclasti e iconoduli... era il tempo in cui la lotta contro il politeismo in Europa era la giustificazione per ogni tipo di crudeltà, e Carlo Magno usò tutto il suo potere e la sua forza in questa lotta, da quando, ancora ragazzo, ebbe l'occasione di vedere il Papa Stefano II presentarsi supplice a casa del padre per chiedere aiuto!
Stefano II, Adriano, Leone III... sono solo alcuni dei personaggi di questa storia come Roma, Bisanzio, Hereburg, Aquisgrana, Magonza sono solo alcuni dei luoghi in cui si fece la Storia!
Ma ora basta, non sono io che devo raccontarvi la storia e la vita di Carlo.
Vi invito a leggere la biografia... e ad immergervi in quei tempi antichi e talvolta crudeli, ma comunque parte del nostro comune passato!

domenica 20 maggio 2012

Solino: la Sardegna nel "Delle cose maravigliose"

Solino, autore del testo "Delle cose meravigliose" è vissuto ed ha operato nel III secolo dopo Cristo.
Il titolo originale dell'opera, scritta in latino, era "Collectanea rerum memorabilium" e raccoglieva le cose che meritavano a suo parere di essere ricordate dei popoli del passato e della loro storia.
Ciò che mi interessa è, come spesso ho già detto, ogni riferimento alla mia Terra, la Sardegna, così ecco cosa è possibile leggere al capitolo IX, intitolato: "Della isola detta Sardegna; d'una sorte di formiche venenose, dell'herba Sardonia, e delle maravigliose forze dell'acque".
Ed è questo capitolo che vado ora a riportarvi integralmente, dato che è abbastanza breve da consentirlo.
La lingua in cui ve lo riporto è l'italiano di alcuni secoli fa, tradotto dal latino da Don Giovan Vincenzo Belprato Conte d'Anversa e pubblicato nel 1559 a Venezia.
Ma vediamo infine che cosa ci dice Solino su quest'isola meravigliosa che è la Sardegna:
"Egli è cosa molto pubblica, in qual mare è posta Sardegna, laquale ho letto appresso di Timeo, che si chiamava etiandio Sandaliote, e appresso di Crispo Ichnusa, e da chi abbiano havuto origine i suoi habitatori. Non è a proposito dunque di dire che Sardo fosse generato da Hercole, e Norace da Mercurio, essendo venuto l'uno dalla Libia, et l'altro da Tarteso di Spagna in questo medesimo paese, e che Sardo fosse dato il nome alla isola, e da Norace al Castello Nora."
Dunque, prima di andare avanti, mi piace sottolineare che al tempo in cui Solino scriveva, la Sardegna e la sua storia era abbastanza nota, quasi da rendere superfluo parlarne. Solino ci dice anche quali fonti utilizzò per il suo libro, cioè Timeo (forse lo storico greco Timeo di Tauromenion, vissuto nel IV secolo avanti Cristo) e Crispo (immagino si riferisca a Crisippo). Per chi non è abituato a leggere testi antichi, devo inoltre avvertire che con il termine Libia si intendeva più genericamente l'Africa e che Tartesso dovrebbe essere una città della Spagna anche se da molti si dubita che sia mai esistita. Da questi autori Solino trae i nomi noti dell'isola, Sandaliotes e Ichnusa. Ma ora proseguiamo:
"Ne manco è a tempo di soggiungere, che poco dopo Aristeo regnando appresso a questi nella città di Carale (Cagliari), laquale egli aveva edificata, e che havendo fatto di due popoli un solo, egli egualmente congiunse quelle genti in modo, che poneva sei huomini a un carro: e così gli faceva condurre dinanzi a lui, e che per quella insolenza non ricusavano si fatto dominio. Questo Aristeo generò Iolao, ilquale fece la residenza in que' luoghi. Più oltre lassarò di dire de gli Iliensi, e de' Locrensi. La Sardegna non produce serpi, ma quello effetto che fanno le serpi altrove, fa in quel paese un picciolo animaletto, chiamato solifuga, simile di forma al ragno: così detto, perchè il giorno si asconde: ve n'è copia nelle miniere d'argento: percioche quella terra è riccadi questo metallo. Egli occultamente camina, e coloro, che scioccamente l'offendono, uccide."
Dunque, in queste poche righe Solino riassume una storia antica della Sardegna, riportata anche da altri autori antichi. A partire da Aristeo, re di Cagliari, unificatore dell'Isola. Poi si parla del figlio, Iolao, che diede vita al popolo degli Iliensi. Dovrò leggere con attenzione tutto il libro se voglio trovare notizie sugli Iliensi e sui Locrensi... lo farò quando sarà il momento! Ma ora andiamo avanti...
"Con questo male vi è di più l'herba Sardonia, questa nasce abbondantissimamente più del giusto ne i rivoli, che corrono. Se si mangia, ritira i nervi, e in modo distende le labra, che coloro, che ne muoiono, par che moiano ridendo. Al contrario, ciò che vi è d'acqua, serve a diversi commodi. Gli stagni sono copiosissimi di pesce, le piogge del verno sono riserbate per la penuria della state: percioche i paesani di quella isola si arricchiscono molto per la quantità delle piogge. Si servono dell'acque raccolte, perche siano a bastanza all'uso tutte lee volte che mancano le sorgenti: lequali si sogliono usare per il vitto: in molti luoghi bollono fontane calde, e sane, lequali giovano a saldare l'ossa rotte, o a scacciare il veleno delle solifughe, o veramente guariscono le infirmità de gli occhi, ma essendo utili a gli occhi, sono nocive a i furti: percioche havendo alcuno rubato, e giura di non haverlo fatto, quell'acque lo accecano, se non è pergiuro, vede più chiaramente: s'egli ostinatamente nega, il fallo si scuopre con la cecità, e essendo offuscato della vista, confessa l'errore."
E così termina per ora il testo, che apassa a parlare dell'isola di Sicilia. Interessante il racconto dell'erba Sardonia, responsabile della morte e del detto "riso sardonico". Per il resto c'è poco da dire, se non che non appena trovo ulteriori riferimenti, sarà mia cura informarvi.
A presto dunque...
Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

mercoledì 16 maggio 2012

Plinio il vecchio: il bue Api

Come ho accennato brevemente nel precedente post su Plinio il vecchio, la Naturalis Historia è una enciclopedia del sapere del tempo; un testo molto interessante. Tra le cose degne di nota, nel Libro VIII - paragrafo LXXI si parla del bue Api e delle usanze egizie, ma sentiamo cosa dice Plinio:

          "Un bue in Egitto viene adorato addirittura come un dio, gli egiziani lo chiamano Api. Come segno distintivo ha una macchia biancastra sul fianco destro, che ricorda i corni della luna crescente ed ha inoltre un nodulo sotto la lingua chiamato 'cantaro'.
Non è permesso dalla loro religione che egli viva oltre un certo numero di anni e lo sopprimono immergendolo nella fontana dei sacerdoti e durante questo periodo di lutto, cercano un altro bue che possa sostituirlo e finchè non l'hanno trovato si mostrano molto addolorati ed esprimono la loro mestizia radendosi il capo; ma la loro ricerca non dura mai troppo a lungo."

Devo dire che è la prima volta che sento dire che il bue Api venisse. Non so se sia vero ed in ogni caso non ne conosco il motivo. Ma andiamo avanti:

          "Quando l'hanno trovato, viene accompagnato a Memfi da un seguito di cento sacerdoti. Ha due templi che chiamano 'talami' dove il popolo si raccoglie per i presagi: se Api entra nel primo tempio, ciò è di buon auspicio, se invece entra in quell'altro, allora il futuro porterà gravi sciagure. Ma il bue dà responsi anche a singole persone, prendendo il cibo dalle mani di chi lo consulta. Respinse la mano di Germanico, il quale fu ucciso poco dopo. Abitualmente lo tengono segregato, ma quando appare in pubblico, avanza scortato dai littori che respingono la ressa della gente ed è accompagnato da frotte di bambini che cantano inni in suo onore; sembra che il bue capisca queste manifestazioni e voglia essere adorato. Queste schiere di fanciulli, all'improvviso, come se fossero invasati profetizzano l'avvenire. Una volta all'anno viene presentata ad Api una vacca che porta sul corpo i suoi segni distintivi, sebbene diversi nella forma, la quale, così dicono, viene uccisa nel medesimo giorno in cui è stata trovata. Nella zona di Memfi, c'è una località sul Nilo, che per la sua conformazione viene chiamata 'Fiala'; ogni anno gli egiziani immergono nel fiume una coppa d'oro ed una d'argento, nei giorni in cui festeggiano il compleanno di Api. Questi giorni sono sette, durante i quali - fatto veramente straordinario - nessuno viene assalito dai coccodrilli, ma all'ottavo giorno dopo l'ora sesta ritorna in quelle belve la loro consueta ferocia."
E così termina il paragrafo relativo al dio Api.
Spero di trovare ulteriori notizie su questo argomento... e sono sicuro di trovarle in Manetone, vi terrò informati. Ma per oggi è tutto!
A presto.

Plinio il vecchio: Naturalis Historia

Plinio il Vecchio, ovvero Caius Caecilius Plinius Secundus, era uno storico enciclopedico latino.
Nato forse a Como, forse a Verona, intorno al 23 d.C., probabilmente fu educato a Roma, dove intraprese la carriera militare.
Noto a noi per la sua opera, l'immensa enciclopedia chiamata "Naturalis Historia".
L'opera, in 37 libri, era così articolata:
Libro I: indice dell'opera;
Libro II: astronomia e cosmografia;
Libri III-VI: geografia;
Libro VII: antropologia e fisiologia;
Libri VIII-XI: zoologia;
Libri XII-XIX: botanica;
Libri XX-XXXII: erboristeria, farmacologia naturalistica, medicina;
Libri XXXIII-XXXVII: regno minerale, metallurgia, materie coloranti e plastiche, pietre preziose, sommario di storia dell'arte.

Un'opera enorme che copriva tutto lo scibile umano.
Sono riuscito a trovare alcuni libri e ho cominciato a leggerli, veramente interessanti.
Se vorrete seguirmi, di tanto in tanto scriverò qualcosa su quest'opera fantastica!

A presto...

venerdì 11 maggio 2012

Galileo Galilei: dialogo sui massimi sistemi



Un'opera più di tutte è conosciuta dello scienziato Galileo, i dialoghi sui massimi sistemi, quello copernicano e quello tolemaico.

Due visioni del mondo e delle leggi della natura diverse, ma anche due sistemi filosofici differenti.
Copernico metteva la Terra intorno al Sole e il Sole al centro del sistema solare allora conosciuto; mentre Tolomeo, sviluppando il sistema geocentrico di Aristotele e Ipparco, aveva posto la Terra al centro del sistema...
Cosa venne dopo fu determinato da secoli di buio scientifico.
La chiesa, nel periodo di Galileo, era molto attenta a evitare qualsiasi incrinazione del suo potere e questo avveniva giorno dopo giorno, anno dopo anno, con il censurare e giudicare eretici pensieri, parole e opere anche di grandi menti riconosciute da tutto il mondo. Galileo fu un grande scienziato e la sua opera una rivoluzione in Italia e nel mondo e in quanto tale poteva essere pericolosa.
Oggi parliamo del dialogo dei massimi sistemi, scritto seguendo lo stile dei filosofi di un tempo, vede tre amici passare alcune giornate assieme a discutere, studiare, approfondire, filosofare... questi sono Salviati, Simplicio e Sagredo... e, di tanto il tanto, i tre fanno riferimento diretto ad un amico che non è altri che lo stesso Galileo.
Salviati in effetti in tante occasioni sembra lo stesso Galileo, uno scienziato acuto, pensatore profondo e attento, talvolta sottilmente ironico nei confronti di chi ha sempre accettato senza alcuna prova ciò che fu detto dai pensatori antichi, principalmente Aristotele; sia chiaro che Ssalviati se la prende principalmente con chi non ha saputo capire Aristotele e con chi fa il pappagallo senza capire o rifiutando nuove idee solo perchè contrarie a quelle vecchie, senza verificare scientificamente, senza effettuare prove, solo ed esclusivamente per partito preso.
Simplicio invece rappresenta esattamente la figura opposta allo scienziato, rappresenta l'aristotelico convinto al di la di ogni ragionevole dubbio. Colui che difende a spada tratta Aristotele, anche di fronte all'evidenza. Il filosofo che della natura e del suo linguaggio, la matematica, ha solo scalfitto la superficie ma non è mai andato oltre.
Sagredo è la persona intelligente. Dotato di mente aperta e voglioso di capire, migliorare, imparare, fa domande, esperimenti, nuove esperienze.
In verità Salviati e Sagredo esistettero realmente, erano due amici e compagni di studi di Galileo. Il primo, Filippo Salviati, era fiorentino e accademico dei Lincei e della Crusca, amico e discepolo di Galileo. Il Secondo, Giovan Francesco Sagredo, era invece un gentiluomo veneziano, amico e discepolo di Galileo, intelligente e curioso, studioso di tutto ciò che era legato al magnetismo, dedicò la sua vita agli studi. Forse anche Simplicio esistette, probabilmente si trattava del Papa.
Ma voglio lasciare ai nostri personaggi la possibilità di presentarsi, per cui vediamo cosa ci dicono.
Inizierò con Simplicio:
          "Di grazia, signor Salviati, parlate con più rispetto d'Aristotile. Ed a chi potrete voi persuader già mai che quello che è stato il primo, unico ed ammirabile esplicator della forma silogistica, della dimostrazione, de gli elenchi, de i modi di conoscere i sofismi, i paralogismi, ed in somma di tutta la logica, equivocasse poi si gravemente in suppor per noto quello che è in quistione? Signori, bisogna prima intenderlo perfettamente, e poi provarsi a volerlo impugnare".
Ecco chi è Simplicio, ora lo conoscete anche voi il difensore delle dottrine consolidate, anche se in molti punti sbagliate, superate...
Ora però passiamo oltre e vi presento Sagredo:
          "Adunque la natura ha prodotti ed indrizzati tanti, vastissimi perfettissimi e nobilissimi corpi celesti, impassibili, immortali, divini, non ad altro uso che al servizio della Terra, passibile, caduca e mortale? al servizio di quello che voi chiamate la feccia del mondo, la sentina di tutte le immondizie? e a che proposito fare i corpi celesti immortali etc., per servire a uno caduco etc.? Tolto via questo uso di servire alla Terra, l'innumerabile schiera di tutti i celesti corpi resta del tutto inutile e superflua, già che non hanno, nè possono avere, alcuna scambievole operazione fra di loro, poichè tutti sono inalterabili, immutabili, impassibili: ché se, verbigrazia, la Luna è impassibile, che volete che il Sole o altra stella operi in lei? sarà senz'alcun dubbio operazione minore assai che quella di chi con la vista o col pensiero volesse liquefare una gran massa d'oro. In oltre, a me pare che mentre che i corpi celesti concorrano alle generazioni ed alterazioni della Terra, sia forza che essi ancora sieno alterabili; altramente non so intendere che l'applicazione della Luna o del Sole alla Terra per far le generazionifusse altro che mettere accanto alla sposa una statua di marmo, e da tal congiugnimento stare attendendo prole."
Ecco come Sagredo, persona intelligente, conduce l'esame d'una ipotesi; si pone domande e cerca di analizzare le possibili soluzioni...
E Salviati? E' colui che guida il dialogo, detta la regole, sceglie gli argomenti, li discute, li dimostra e parla delle esperienze fatte. Sempre lui talvolta deve dubitare delle conclusioni raggiunte, per evitare problemi con la censura.
Eccolo:
          "Già comprendo e riconosco il segno del nostro cammino; ma innanzi che si cominci a proceder più oltre. devo dirvi non so che sopra queste ultime parole che avete detto, dell'essersi concluso la opinione che tien la Terra dotata delle medesime condizioni de i corpi celesti esser più verisimile della contraria: imperocchè questo non ho io concluso, sì come non son nè anco per concludere verun'altra delle proposizioni controverse; ma solo ho auta intenzionedi produrre, tanto per l'una quanto per l'altra parte, quelle ragioni e risposte, instanze e soluzioni, che ad altri sin qui sono sovvenute, con quale altra ancora che a me, nel lungamente pensarvi, è cascata in mente, lasciando poi la decisione all'altrui giudizio."

Ora sono io che vi faccio una domanda: perchè leggere il dialogo dei massimi sistemi?
Non so voi se lo farete ne conosco i motivi che vi spingeranno a farlo, posso però dirvi perchè io lo sto facendo.
In primo luogo per conoscere meglio un grande del passato, un uomo che ha creato il futuro grazie ai suoi studi.
Poi perchè, come ben sa chi ha già letto qualche mio altro articolo, perchè sono semplicemete curioso e la curiosità mi da la forza e la voglia di esplorare il passato alla ricerca di insegnamenti da usare per costruire il futuro.
Non sono forse motivi sufficienti?
Per me si, ora a voi procurarvi il libro e leggerlo... studiarlo, capirlo, diffonderne le idee e la filosofia.

lunedì 30 aprile 2012

Macomer: i bétili di Tamuli


Ci troviamo all'ingresso di Macomer giungendo dalla SS 131 e sulla sinistra notiamo un nuraghe.          Ci fermiamo a visitarlo.



Di fronte a noi si trova il nuraghe Ruggiu e l'area archeologica delle tombe ipogee di Filigosa (il nome deriva da "filighe" cioè felce, pianta un tempo presente nella zona). 
Compriamo i biglietti e iniziamo la visita con la guida della cooperativa Esedra che gestisce il sito.
Visitiamo le tombe scavate nella roccia, ancora ben conservate nonostante i millenni.    

In alcune tombe si nota ancora il focolare, usato probabilmente per i riti funebri.


Sulla collina, poco distante dalle tombe, il nuraghe che aveva attirato la nostra attenzione. Ci inerpichiamo su per la collina e diamo uno sguardo. Non si trova in buone condizioni, è un peccato perchè doveva essere una bella torre in passato.
Tutto intorno al nuraghe si trovano ancora piccole piante di felce e, naturalmente, i nostri asparagi!



Dai piedi della collina avevamo notato una strana pietra. Qualcuno dice si tratti di un totem, sembra una faccia e così decidiamo di avvicinarci per vederla meglio da vicino.
Sembra un misto tra l'opera della natura e quella dell'uomo che forse, in tempi passati, ha modellato la roccia con qualche sapiente colpo di martello.


LA visita è finita.
Proseguiamo verso la nostra meta originaria, Tamuli.
Dopo qualche errore nella ricerca della giusta direzione arriviamo alla meta. Il paesaggio roccioso nasconde alla vista il nuraghe Tamuli.


Ci avviciniamo e solo allora riusciamo a vedere le antiche strutture arroccate sulla roccia grigia.



Nel pianoro antistante alcune tombe dei giganti praticamente irriconoscibili e i bétili, sei in tutto.



Tre bétili sono maschili e tre femminili.


Pare che la loro posizione non sia quella originaria, l'area venne infatti visitata da La Marmora e descritta nella sua opera Voyage en Sardaigne che lasciò alcuni disegni del luogo.






domenica 29 aprile 2012

Borore: tomba dei giganti "imbertighe"


Se vi capita di passare in Sardegna, magari per passarci le ferie,  non dimenticate che non esiste solo il mare!
E' sufficiente inoltrarsi per pochi chilometri nell'entroterra per incontrare strutture antiche, vestigia di un tempo ormai dimenticato.
Tra queste i nuraghi, le domus de janas e le tombe dei giganti.
Nei pressi di Borore, piccolo paese della provincia di Nuoro, è possibile ammirare la facciata di una di queste tombe. 

Tomba dei Giganti "Imbertighe"

Scolpita nella roccia tenera e poi innalzata a chiusura di una tomba comune che si allungava sul retro, oggi è ciò che resta di  un complesso che si pensa risalga al periodo nuragico.



Le tombe dei giganti erano delle tombe collettive. Non si sa da cosa derivi il nome o per lo meno ad oggi non ho trovato alcuna spiegazione.

Una curiosità: lo stemma del comune di Borore riporta la stele della tomba, a ricordo perenne delle origini.

Inserite dunque queste tombe nel vostro percorso e, mentre la osservate in rigoroso silenzio, dedicate un pensiero ai nostri antenati, che in quell'area vissero e morirono in tempi antichi...

La funzione della fantasia nello sviluppo di una società

Queste mie considerazioni partono, come è mio costume, dalla lettura dei classici antichi e del loro pensiero.
L'autore cui mi riferisco è Clemente Alessandrino, filosofo greco (e cristiano) che visse ed operò a cavallo tra il primo e il secondo secolo d.C. Nello Stromata, una sua opera che ci è giunta incompleta, riporta una affermazione riferita ad Eraclito (filosofo greco presocratico che visse tra il 500 e il 400 a.C.) sulla quale si è posata la mia attenzione e che mi farebbe piacere condividere con voi tutti.

"Chi non spera l'insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"

Mentre leggevo mi chiedevo insistentemente cosa avesse voluto dire l'autore... ed è proprio ciò che voglio approfondire.
La parola "ricerca" in particolare, mi ha fatto pensare che la frase dovesse avere una qualche attinenza col mondo scientifico anche se non è possibile escludere quello religioso.

Se la consideriamo riferita al mondo scientifico possiamo provare a riscrivere la frase in modo più semplice e attuale: 

"chi non usa la fantasia nella ricerca non scoprirà niente di veramente nuovo, poiché non ha bisogno di ricercare e nessuna strada palese porta alle grandi scoperte" 

Ecco, se mi date per buona questa interpretazione, posso procedere nella direzione tracciata: sull'importanza della fantasia per lo sviluppo della civiltà umana.

Chiunque abbia letto un romanzo fantasy, una storia di magia o di fantascienza si sarà potuto rendere conto della potenza della fantasia. Se si torna indietro nel tempo attraverso i racconti di una ben fornita biblioteca e si paragonano le "fantasie" di allora con la "realtà" odierna, ci si rende conto immediatamente come tali fantasie si siano realizzate e siano oggigiorno realtà affermate e consolidate.

Vediamone alcune assieme:
  • la possibilità di spostarsi velocemente: era una delle prerogative di Dei ed Eroi; oggi è possibile a tutti;
  • la possibilità di spostarsi in volo: era un tempo prerogativa di maghi, Dei ed Eroi; oggi è sufficiente prendere un aereo;
  • la possibilità di visitare le profondità marine: prerogativa di alcuni personaggi mitici e di alcuni Dei; oggi è possibile con i sommergibili;
  • il viaggio sulla Luna: prerogativa un tempo di pazzi e Dei: oggi è possibile;
  • il viaggio spaziale e la colonizzazione di altri mondi: fantasie di tanti romanzi di fantascienza; oggi è in preparazione, direzione Marte? Vedremo...
  • la creazione di automi umanoidi: leggete Asimov, oggi è normale;
  • intelligenza artificiale: ci siamo sempre più vicini;
  • la creazione della vita: gli esperimenti di manipolazione genetica hanno fatto passi da gigante; però se consideriamo la capacità di creare la vita da cellule di un essere ormai morto, vedremo cosa ci aspetta il futuro;
  • il viaggio all'interno del corpo umano: le sonde miniaturizzate consentono cose un tempo incredibili, per la miniaturizzazione di esseri viventi invece siamo ancora a livello "fantasia";
  • restituire la vita ad un essere morto: ancora non ci siamo, alcora una volta siamo nel mondo della "fantasia";
  • i mondi virtuali: ne siamo circondati da un pezzo. Le reti di computer sono la norma e i mondi virtuali sono i "Social Network";
  • il viaggio nel tempo: è uno degli argomenti più stimolanti dei mondi fantasy: esistono diverse teorie ma ancora, che io sappia, siamo ben lontani da qualunque applicazione;
  • il teletrasporto: caratteristica di maghi e filosofi orientali, ci si stà studiando sopra;
  • la vita eterna: sempre presente nelle leggende e nei testi religiosi di tutto il mondo, caratteristica di Dei e Demoni; gli scienziati sono all'opera;
  • la magia: cosa significa realmente questo termine? Essere in grado di compiere opere inspiegabili? Se è così allora, forse, la realizziamo da sempre, un po alla volta!  
Cosa accadrebbe se prendessimo un uomo del passato, un uomo di scienza, e lo portassimo qui, oggi?
Potrebbe pensare di essere finito in un mondo magico... e poi, forse si renderebbe conto che la realtà è uno specchio della fantasia...

Se è così, e credo sia così, dovremmo forse cominciare a riflettere seriamente su "cosa sia la fantasia", su cosa sia una società in cui la fantasia è viva e, al contrario, cosa possa accadere ad una società che ha messo al bando la fantasia.

Per farla breve, credo che una società senza fantasia sia una società morente, che non è in grado di andare avanti...

Grazie, Clemente, grazie Eraclito... speriamo siate serviti a far riflettere...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Dal "Catalogo delle lingue conosciute e notizia della loro affinità e diversità..." un testo sul Giudice Barisone


Ecco un interessante testo, catalogato come "Linguaggio Sardo dell'anno 1182", tratto dal libro "Catalogo delle lingue conosciute e notizia della loro affinità, e diversità" scritto dall'Abate Don Lorenzo Hervas e pubblicato nel 1784.

E' un atto del Giudice d'Arborea Barisone...

Ego Judice Barasune podestando totu Logu d'Arbarae simul cum Mugere mia Donna Algaburga Regina de Logu, & Archiepiscopu Comita de Lacon, & d'essos Piscobos meos... & totus fideles meos, & Clerigos, & Laigos de Logu d'Arbarae cum Curiae consiliu, & cum mia boluntate fago guista carta a Sanctu Nigola... pro causa de regnu inne pargent sas domos, & isas domestigas, & ipsas binias, et issos saltos... pradus de Cavallos ca causa de regnu las castigent... cherant piscare... et d'essa piscadura d'essus a rius de Kirras, como au cat aver dane, como innanti... de Curadores, & de homines bonos sanctos, d'essa terras mea & c.

Il significato credo sia:

Io Giudice Barisone, regnando su tutte le terre d'Arborea assieme a mia moglie Donna Algaburga regina delle terre d'Arborea, e all'arcivescovo Comita di Lacon e dei miei vescovi e tutti i miei fedeli e clerici e laici della terra d'Arborea dietro consiglio della Curia e di mia volontà emetto questo documento a favore di San Nicola...

del restante testo non riesco a capire il senso generale, forse manca qualche parte o più semplicemente sono io che devo studiarlo meglio!

Un saluto e a presto,

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

sabato 28 aprile 2012

Alghero - La necropoli di Anghelu Ruju

A pochi chilometri da Alghero, nei pressi dell'incrocio per l'aeroporto, un po nascosta alla vista del viaggiatore poco attento, si trova la necropoli prenuragica di Anghelu Ruju.

La necropoli, come altri siti archeologici della zona, è gestita da una società che ne cura la pulizia, la custodia e l'accesso. Il biglietto non è caro, per cui iniziamo la visita...

All'ingresso ci accoglie un simpatico quanto pigro custode!


Le tombe, sparpagliate su un fazzoletto di terra, sono scavate nella roccia morbida.



Ognuna di esse è composta da un ingresso a cielo aperto (dromos) e un certo numero di celle adibite alla sepoltura.




    

L'ingresso di alcune tombe conserva ancora il ricordo di una religione antica, forse caratterizzata dall'adorazione del toro.





Alcune tombe purtroppo sono molto rovinate, forse a causa dei tombaroli, sempre in azione nel recente passato della Sardegna o, più semplicemente a causa del lento scorrere del tempo...



Un consiglio, se decidete di visitare il sito portatevi una torcia, le tombe infatti non sono illuminate internamente.

domenica 22 aprile 2012

Lo sviluppo della storia dell'uomo

La Storia... questa sconosciuta!
Quelle che seguono sono delle semplici riflessioni sulla  storia, per cui se non siete interessati cambiate subito post, e magari blog, non mi offendo.
Se invece continuate a leggere, vi chiedo di aggiungere le vostre considerazioni, al termine, sotto forma di commento.
Bene, se siete arrivati a questo punto devo presumere che siate interessati.
Una delle cose che mi sono chiesto tante volte (e che mi spinge alla ricerca di libri antichi da leggere) è se per caso la storia dei libri di scuola non sia altro che una versione semplice e consolidata, scritta dalle forze sociali che governano il mondo, ad uso e consumo di persone che con la storia in linea di massima, non avranno mai niente a che fare se non far parte della "massa".
la mia risposta, dopo anni di studi è, "con ragionevole certezza", si! La storia delle scuole è questo, un racconto di ciò che le classi dirigenti vogliono che la massa sappia!
In ciò non c'è niente di strano vi direte, oppure, "E' arrivato il momento di cambiare post e blog". Nessun problema, non mi offendo, come ho detto queste sono semplici riflessioni tra me e chi vuole partecipare.
Chi sta ancora leggendo si ricordi che mi aspetto un commento che stimoli la discussione su questi argomenti.
Per quanto mi riguarda credo che la storia dell'Uomo sia ciclica, credo nelle famose "ere" di cui ci parlarono molti "antichi saggi".
Credo molto meno nei risultati della paleontologia moderna che raccontano dello sviluppo, lineare o quasi, della vita sulla terra, basandosi sugli studi di Darwin e successori.
Per chiarire, non che Darwin sbagliasse su tutto, ma non credo neppure avesse ragione al cento per cento!
Ok, c'è ancora qualcuno?
Non importa...
Platone nel Timeo descrive tramite un suo personaggio, un sacerdote egizio, l'evoluzione umana.
Dice che la civiltà è scomparsa molte volte da quando l'uomo popola la terra. A volte a causa di eventi catastrofici legati all'acqua o al fuoco o per eventi quali i terremoti (vado a memoria ma il capitolo è il terzo!). La civiltà arrivò talvolta quasi ad estinguersi e poi si riprese...
Ecco, perché questa versione non gode di alcun credito?
Questa è una seconda domanda che mi sono posto molte volte...
La mia risposta è che "questo modo di sviluppo è poco gradito" e potrebbe creare problemi a chi governa! Pensate ad una società in cui tutti sono consapevoli di essere soggetti a delle forze della natura che senza preavviso possono distruggere tutta la tua famiglia e quanto hai creato in un istante. Attenzione, parlo di "consapevolezza" sociale, tutti noi sappiamo che i terremoti o i maremoti possono creare danni e fare vittime, ma questo fatto non fa parte della nostra coscienza sociale. Non ci viene insegnato a scuola che un giorno la nostra società potrebbe estinguersi a seguit di un simile evento!
Bene, non vi voglio annoiare.
Per chi è arrivato fino a qui è arrivato il momento di dare il proprio contributo! Per gli altri, che continuino pure a credere a ciò che gli è stato insegnato a scuola!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO



giovedì 19 aprile 2012

I nuraghi di Sardegna di Giovanni Spano

Cagliari, 1867...
l'anno in cui fu pubblicata l'edizione del libro che ho appena terminato di leggere:
"Memoria sopra i nuraghi di Sardegna pel canonico Comm. Giovanni Spano" (terza edizione...), anche questo trovato su Google Libri (provatelo!).
Questo testo è veramente interessante... 
Se qualcuno avrà occasione di leggerlo troverà all'interno tante indicazioni su come approfondire lo studio della storia della Sardegna. Nelle ricche note sono infatti indicati i testi dei maggiori studiosi del passato, sarà sufficiente così seguire le tracce a ritroso!
Il Conte Alberto Della Marmora, il Valery, Aristotele, Diodoro Siculo, Deletone... per citare gli stranieri. Antonio di Tharros, Saltaro, Francesco Decastro, Giovanni Virde, Fara, Pintus e così via per citare solo alcuni dei nostri studiosi.

La prima domanda a cui Spano cerca di rispondere è:
"chi costruì i nuraghi"?
Così inizia un viaggio attraverso autori antichi e più recenti che nelle loro opere hanno trattato l'argomento... Aristotele è il più antico, e parla nel suo "De mirabilibus auscultationibus" e attribuisce ai Greci antichi guidati da Jolao, la costruzione.
Passa poi a Diodoro Siculo e quindi, dopo un salto di quasi un millennio ecco un altro autore, questa volta un poeta Sardo, tale Deletone, che parla di queste costruzioni attribuendole agli Egiziani...

Ma cosa erano questi Nuraghi?
Questo è l'argomento principale del nostro autore che, dopo una disamina precisa e puntuale della storia e dei reperti trovati in diverse di queste opere si accinge a rispondere...

"Sostengo adunque che questi non furono eretti nella primitiva loro fondazione ad altro uso che per essere CASE  od ABITAZIONI di famiglie quando principiarono ad aggregarsi in società".

Questa la sua tesi...

Potrei andare avanti per pagine e pagine ma preferisco fermarmi qua e indicarvi come scaricare il testo in formato pdf da stampare e tenere affianco al letto, da leggere la sera!

Buona lettura!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO
Archeologia, preistoria e storia, suddivisioni artificiose del tempo... l'unico testimone dell'evoluzione dell'Uomo...
Egitto... Roma... Sardegna...
Etruschi... Babilonesi... Assiri... Hyksos... Shardana... popoli del mare... Maya... Aztechi... Cinesi...
Vogliamo parlare di questi popoli e di altri... cercare di evidenziare similitudini e differenze... proveremo a studiare, assieme a chi ne ha voglia, popoli dimenticati... senza preconcetti!
Cercheremo di ripercorrere la storia di questi popoli con l'aiuto di storici antichi e moderni... ma non solo...
Cercheremo di andare oltre una disciplina scolastica leggendo testi antichi alla ricerca di radici ancora poco chiare...
Cercheremo di capire se è vero che l'uomo si è evoluto così come abbiamo studiato, linearmente, oppure se è possibile che le cose siano andate diversamente... come sostenne Platone!

Zibaldone...

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