martedì 22 febbraio 2011

A Milis, Isola o mito?

Cari amici e lettori,
ho ricevuto l'invito di Sergio Frau a visitare la mostra a Palazzo Boyl di Milis.
L'invito è esteso a tutti!

Partecipate numerosi...

"E’ con piacere che con la presente si invita a visitare la mostra a Palazzo Boyl di Milis:

ISOLA MITO?
PREGUNTAS: la Sardegna domanda…
BERIDADE: …la Geologia risponde!

in occasione dell’incontro “Interrogare la terra…” che si svolgerà nello storico palazzo di Milis domenica 27 febbraio 2011 (dalle ore 10 alle 13), e che vedrà la partecipazione di geologi, geofisici, storici del territorio di ritorno da una perlustrazione nell’Isola.

L’esposizione di carattere essenzialmente archeologico-geologico, insieme a carte tematiche sui suoli della Sardegna, documenta decine e decine di nuraghi coperti dal fango (nuraghi situati nel Sinis e nel Medio Campidano) fotografati dal cielo da Francesco Cubeddu con il suo paramotore.

Scopo della mostra e dell’incontro?

Cercare – e ottenere – suggerimenti e risposte specialistiche sulla prima storia della Sardegna e sul mistero della crisi che la interruppe, interrogando la sua terra attraverso l’analisi dei suoli e lo studio dei suoi paesaggi così enigmatici.

Cordiali saluti.
Francesco Cubeddu, Sergio Frau, Giovanni Manca.
***
P.s. L’incontro del 27 è aperto a tutti. La mostra è visitabile il sabato pomeriggio e la domenica.

Spero che la mostra incontro possa aiutare a capire quale sia la vera storia della nostra amata Isola.
Buon Lavoro a tutti!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 20 febbraio 2011

Il periplo di Annone di Giovambattista Ramusio

Il Periplo di Annone é uno dei racconti che mi hanno sempre incuriosito.
Giovambattista Ramusio
Durante le mie letture mi é capitato di incontrarlo varie volte e mi sono sempre ripromesso di cercare il testo per leggerlo. Nonostante le mie ricerche nelle varie biblioteche e librerie che frequento solitamente non ho mai trovato niente. Così ieri, dopo aver incontrato ancora una volta il riferimento ad Annone in un altro testo, mi son messo di buona lena ed ho cercato il testo su google books. Ecco dunque che salta fuori un testo di Giovambattista Ramusio, veneziano. Nato nel 1485 a Trevigi (credo l'attuale Treviso) già nel 1533 era segretario del Consiglio de' Dieci. Viaggiò molto e svolse incarichi di fiducia per Venezia. Studiò greco, latino, francese, Portoghese e spagnolo. Morì a Padova nel 1557. Sono convinto che Ramusio meriti più di queste poche righe ma ognuno di voi lettori ha ora l'opportunità, se vuole, di approfondire da sé! 
Ciò che a me interessa riguarda Annone e il suo periplo per cui lasciamo ogni indugio e vediamo cosa ci resta di questo testo vecchio di 2500 anni.
I Cartaginesi decisero che Annone dovesse navigare fuori dalle Colonne d'Ercole ed edificare delle città libifenicie: egli navigò con sessanta navi penticontori, cioè con cinquanta remi, conducendo con se una gran moltitudine di uomini e donne, 30.000, con vettovaglie e ogni altra cosa potesse essere utile. Dopo questa introduzione inizia il racconto vero e proprio, attribuito ad Annone:  
"Giunti alle Colonne, le passammo; e avendo navigato di fuori per due giornate, edificammo la prima città, nominandola Timiaterio: intorno della quale era una grandissima pianura. Dipoi, volgendoci verso ponente, giugnemmo ad un promontorio dell'Affrica, detto Soloente, tutto pieno di boschi: e avendo quivi edificato un tempio a Nettunno, di nuovo navigammo mezza giornata verso levante, finché arrivammo ad una palude che giace non molto lontano dal mare, ripiena di lunghe e grosse canne; eranvi dentro elefanti e molta copia d'altri animali che andavano pascendo. Poiché avemmo trapassata la detta palude quanto saria il navigar d'una giornata, edificammo alcune città nella marina, per proprio nome chiamandole Muro, Carico, Gitta, Acra, Melitta e Arambe. E essendoci partiti di là, venimmo al gran fiume Lisso, che discende dall'Affrica: appresso il quale stavano a pascere i loro animali alcuni uomini pastori, detti Lissiti, co'quali dimorammo insinoattantochè si dimesticarono connesso noi. Nella parte a loro di sopra abitavano i Negri che non vogliono commercio con alcuno: e il lor paese è molto salvatico, e pieno di fiere; ed è circondato da monti altissimi, dai quali dicono discendere il fiume Lisso, e intorno a'monti abitarvi uomini di varie forme, che ànno i loro alberghi nelle grotte e nel correre sono più veloci dei cavalli, secondochè dicevano i Lissiti: dai quali avendo noi tolto alcuni interpreti, navigammo presso di una costa deserta, verso mezzogiorno per due giornate. e di là poi di nuovo volgemmo una giornata verso levante, dove nell'intima parte del golfo trovammo una ìsola piccola che di circuito era cinque stadj, la qual facemmo abitare, nominandola Cerne: e per lo spazio della navigazione fatta giudicavamo che l'isola fosse a diritto di Cartagine; perciocchè ne pareva simile la navigazione da Cartagine insino alle Colonne, e dalle Colonne insino a Cerne. Dalla quale partendoci, e navigando per un gran fiume chiamato Crete, arrivammo ad una palude che aveva tre ìsole, maggiori di Cerne. dalle quali avendo navigato per ispazio d'un giorno, arrivammo nell'ultima parte della palude, di sopra la quale si vedevano montagne altissime che le soprastavano: dove erano uomini salvatichi, vestiti di pelli di fiere, i quali tirando delle pietre ci discacciavano, vietandoci di smontare in terra. Dipoi navigando via di là, venimmo in un altro fiume grande e largo, pieno di coccodrilli e di cavallimarini: di qui volgendoci poi di là per dodici giornate verso mezzogiorno, non ci allontanando troppo dalla costa: la qual tutta era abitata dai Negri, che, senza punto aspettarci, da noi si fuggivano; e parlavano di maniera che nè anche i Lissiti che erano conesso noi, gl'intendevano. L'ultimo giorno arrivammo ad alcuni monti pieni di grandissimi arbori, i legni dei quali erano odoriferi e di varj colori. Avendo noi adunque navigato per due giorni presso di questi monti, ci trovammo in una profondissima voragine di mare: da un lato del quale, verso terra, vi era una pianura dove la notte vedemmo fuochi accesi d'ogn'intorno, distante l'uno dall'altro alcuni più, alcuni meno. Quivi avendo fatto acqua navigammo presso di terra più avanti cinque giornata; tantochè giugnemmo in un gran golfo, il quale gl'interpreti ci dissero che si chiamava il Corno di Espero. In questo vi era una grande isola, e nell'isola una palude che pareva un mare, e in questa vi era un'altra isola: nella quale essendo noi dismontati, non vedevamo di giorno altro che boschi; ma di notte, molti fuochi accessi; e udivamo voci di pifferi, e strepiti, e suoni di cembali e di timpani, e oltreaddiciò infiniti gridi: di che noi avemmo grandissimo spavento; e i nostri indovini ci comandarono che dovessimo abbandonar l'isola. Onde velocissimamente navigando, passammo presso di una costa di odori, dalla quale alcuni rivi infocati sboccavano in mare; e nella terra, per l'ardente caldezza non si poteva camminare. Perlaqualcosa, spaventati, subitamente facemmo vela: e in alto mare trascorsi lunge per ispazio di quattro giornate, vedevamo, di notte, la terra piena di fiamme; e nel mezzo, un fuoco altissimo, maggiore di tutti gli altri, il qual pareva che toccasse le stelle: ma questo poi di giorno si vedeva che era un monte altissimo, chiamato Teonochema, cioé Carro degli Dei. Ma avendo poi per tre giornate navigato presso dei rivi infocati, giugnemmo in un golfo che si chiamava Notucema, cioè Corno di Ostro: nella intima parte del quale vi era una isola simile alla prima, che aveva una palude; e in essa vi era un'altra isola piena di uomini salvatichi, e le femmine erano assai più: le quali avevano i corpi tutti pilosi, e dagl'interpreti nostri erano chiamate Gorgoni. Noi avendo perseguitato degli uomini, non ne potemmo prender niuno; perciocchè tutti fuggiron via in alcuni precipizj e con le pietre facevano difesa: ma delle femmine ne pigliammo tre, le quali mordendo e graffiando quei che le menavano, non gli volevano seguitare: onde essi avendole ammazzate, le scorticammo, e le pelli portammo a Cartagine; perciocchè, essendoci mancate le vettovaglie non navigammo più innanzi.

Sarebbe interessante ricostruire su una carta geografica questo fantastico viaggio... chissà, magari un giorno lo farò, per ora questo è tutto!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO 

sabato 19 febbraio 2011

Ammiano Marcellino e i geroglifici dell'obelisco di San Giovanni Laterano


Storie, di Ammiano Marcellino, é una fonte inesauribile di curiosità... peccato che non si possa più disporre dell'intera opera.
Oggi vi propongo un passo di sicuro interesse per tutti coloro che amano l'Egitto, i geroglifici e la storia antica.
Il passo è tratto dal libro XVII, 4 e parla degli obelischi che dall'Egitto sono stati portati via per abbellire altre città, tra queste Roma.
Ammiano ci racconta che uno di questi immensi obelischi fu trasportato a Roma e poi innalzato nel Circo Massimo. Di questo obelisco, oggi a fianco di San Giovanni in Laterano, Ammiano riporta la traduzione in greco secondo l'interpretazione di Ermapione.
Così ho pensato che questa interpretazione, seppure da alcuni considerata imprecisa, per la sua antichità meriti di essere condivisa.

Lato sud:
Riga prima:
Il sole dice al re Ramestes: ho concesso a te, che sei amato dal Sole, di regnare con gioia su tutto il mondo abitato. Apollo potente ed amante della verità, figlio di Erone, divino creatore dell'universo, che il Sole scelse, il re Ramestes, valoroso figlio di Ares, a cui è sottoposta tutta la terra grazie al suo valore ed alla sua audacia. Il re Ramestes figlio del Sole, dall'eterna vita.
Riga seconda:
Apollo potente, il quale si erge sulla verità, signore del diadema, che tutti considerano padrone dell'Egitto, il quale ha reso splendida Eliopoli, ed ha creato il resto dell'universo e che ha molto onoratogli dei collocati in Eliopoli, che il Sole ama.
Riga terza:
Apollo potente, figlio splendente del Sole, che il sole scelse ed Ares valoroso fornì di doni. I suoi beni durano in ogni tempo ed Ammone lo ama, riempiendo il tempio dei frutti della palma. A lui gli dei donarono il tempo della vita.
Apollo potente, figlio di Erone, Ramestes sovrano dell'universo, che difese l'Egitto vincendo i popoli stranieri, che Elio ama, a cui gli dei donarono molto tempo di vita. Ramestes signore dell'universo, dall'eterna vita.

Lato Ovest:
La prima riga non è riportata.
Riga seconda:
Il dio Sole, grande Signore del cielo. Ti ho concesso una vita dalla durata imprevedibile. Apollo potente, incomparabile signore del diadema, che ha eretto le statue degli dei in questo regno, dominatore dell'Egitto, ed adornò Eliopoli in maniera eguale al Sole, signore del cielo. Compì un'opera buona il figlio del Sole, il re dell'eterna vita.
Riga terza:
Il dio Sole, signore del cielo, al re Ramestes. Ti ho concesso la potenza ed il dominio su tutti. Lui Apollo, amante della verità, signore dei tempi, ed Efesto, padre degli dei, scelse per causa di Ares. Re lietissimo, figlio del Sole ed amato dal Sole.

Lato Est:
Riga prima:
Il grande dio di Eliopoli, il celeste e potente Apollo, figlio di Erone, che il Sole amò, che gli dei onorarono, sovrano di tutta la terra, che il Sole scelse, il re valoroso per causa di Ares, che Ammone ama. E lo splendente avendo dichiarato eterno re...

Purtroppo Ammiano non riporta il resto.

Alla prossima!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

mercoledì 16 febbraio 2011

Ammiano Marcellino: curiosità su Seleucia

Cari amici,
oggi voglio condividere con voi una curiosità tratta da "Storie" di Ammiano, cap. XXIII.6.23.
Ammiano in questo passo parla delle più antiche città dell'Assiria: Babilonia, Ctesifonte e Seleucia. Ciò che mi interessa riguarda Seleucia.
"Seleucia, opera ambiziosa di Seleuco Nicatore [..] quando questa città fu espugnata dai generali di Vero Cesare, fu tolta dalla sua sede un'immagine di Apollo Comeo, che fu portata a Roma dove i sacerdoti degli dei la collocarono nel tempio di Apollo Palatino. Si narra poi che dopo il rapimento di questa statua, allorché fu data alle fiamme la città, i soldati, rovistando nel tempio, si imbatterono in un foro angusto; apertolo nella speranza di trovarvi qualche oggetto prezioso, da un recesso, che era stato chiuso con formule magiche dai Caldei, balzò fuori una pestilenza primordiale che, formata da violente ed insanabili malattie, all'epoca dello stesso Vero e di Marco Antonio, contaminò con contagi e morti tutto l'Impero, dai confini della Persia fino al Reno e alle Gallie.

Curioso... non pensate?

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 13 febbraio 2011

La conoscenza dell'universo ai tempi di Ammiano Marcellino

Cari amici,
oggi voglio proporvi un passo dalle "Storie" di Ammiano Marcellino (Antiochia, 325-391 d.C.).

Storie XX,3.12
"Quanto al fatto che, come precedentemente abbiamo detto, il sole si aggira ora nell'etere ora nel mondo inferiore, bisogna sapere che i corpi astrali (per ciò che concerne l'universo) né tramontano né sorgono, ma così sembra al nostro sguardo, poiché ci troviamo fissi sulla Terra che rimane sospesa in seguito al movimento di una forza interna".

Credo non ci sia niente da aggiungere.
Come già ho detto più volte la conoscenza degli antichi sulla natura era grande, molto simile alla nostra. La nostra conoscenza sul sapere degli antichi é invece ancora molto piccola, soprattutto perché nessuno legge le loro opere...


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

venerdì 28 gennaio 2011

Ruggero Bacone: scienza antica o moderna tecnologia?

Avrete forse sentito parlare di Ruggero Bacone (ovvero Roger Bacon), ma quanti di voi hanno mai letto qualcosa?
Dopo aver letto questo breve articolo potreste essere tentati...
Chi era Ruggero?
Vi chiederete...
Un filoso del XIII secolo d.C., uno scienziato
Nato ad Ilchester, nel Somersetshire, in Inghilterra intorno al 1214, morì all'età di circa ottanta anni.
Studiò ad Oxford dove studia i classici greci e latini. Platone, Aristotele, Cicerone e Seneca...
Sempre ad Oxford, ma anche a Parigi, insegnò. Intorno all'anno 1257 entra nei Francescani.
Intorno al 1260 conobbe Guido Fulcando, che nel 1265 sale al soglio pontificio con il nome di papa Clemente IV.
Dobbiamo a questo papa una delle opere di Ruggero, l'Opus Maius.
In attessa di potere leggere l'Opus Maius, posso accennare gli argomenti che vengono trattati infatti Ruggero su sollecitazione del papa scrive una lettera conosciuta come "Lettera a Clemente IV" che serve di introduzione all'Opus Maius che però é incompleto.
Una parte dell'Opus Maius é dedicato alla "Scienza Sperimentale". Nella "Lettera a Clemente IV" e nella "scienza sperimentale" Ruggero spiega cosa occorre studiare e in quale modo. Spiega come evitare gli errori e quali discipline vanno studiate e in quale ordine.
Nel testo sulla Scienza sperimentale Ruggero scrive: "Il ragionamento ci porta alla conclusione e ci costringe ad ammetterla, ma non é in grado di darci certezze, né riesce ad allontanare il dubbio acquietando la mente nella intuizione della verità se non quando riesce a trovarla mediante l'esperienza" aggiunge che proprio allo scopo di raccogliere esperienze il filosofo Aristotele inviò duemila uomini, grazie ad Alessandro Magno, in giro per il mondo.
Sempre Secondo Ruggero, la scomposizione della luce per mezzo di pietre era già nota ai tempi di Solino. Al cap. XIII.2 Ruggero dice che "L'astronomia é in grado di produrre un astrolabio sferico nel quale sono descritte tutte le informazioni sul cielo necessarie con le loro precise longitudini e latitudini, a riguardo sia dei cerchi che delle stelle sulla base del meccanismo descritto da Tolomeo nel libro VIII dell'Almagesto...
Astrolabio... Tolomeo... Almagesto... cosa pensare di Antikitera? Si tratta forse dello stesso oggetto che oggi sappiamo essere esistito e avere circa 2000 anni?

Ma proseguiamo la breve esplorazione di questo testo, fermiamoci ancora al capitolo XIV. 3 Ruggero ci dice che "Vi sono, poi, altre invenzioni riguardanti più da vicino la natura [..] e queste sono di differenti specie. Alcune hanno la bellezza della sapienza con diversi aspetti utili, come bagni continui molto adatti a ll'uso dell'uomo, che non richiedono alcun artificio tecnico, oppure lampade che fanno luce in continuazione, senza spegnersi."
Non trovate niente di strano in queste "lampade" descritte nel XIII secolo?

Tutte cose interessantissime e che meritano tempo e spazio.
Ma io voglio attirare la vostra curiosità con qualcosa di veramente strano per cui vi parlerò di una altra opera intitolata "I Segreti dell'Arte e della Natura", con particolare riguardo al capitolo IV. Ruggero dice:
"Prima di tutto parliamo delle opere ottenute solo per mezzo della rappresentazione e del ragionamento inventivo.
Si possono costriure strumenti per navigare senza rematori in modo che le navi, sia per mare che lungo i fiumi, siano condotte con la guida di un solo marinaio ad una velocità maggiore che se fossero piene di rematori.
Così pure si possono costruire carri che si muovono ad una velocità straordinaria senza essere trainati da animali; di questo genere pensiamo dovessero essere i carri falcati con i quali combattevano gli antichi.
Si possono fare anche congegni per volare, in modo che un uomo seduto nel centro della macchina azioni un congegno per mezzo del quale delle ali costruite artificialmente battono l'aria, come se si trattasse di un uccello che vola [..]
Si possono pure fare strumenti per camminare sul fondo del mare o dei fiumi senza pericoli per la propria vita. Alessandro Magno era solito far uso di questi strumenti per scrutare i segreti del mare...

Curioso, se pensiamo che queste parole sono state scritte otto secoli addietro e si riferiscono al terzo secolo avanti cristo... non pensate?
Ma, se così é stato scritto nel XIII secolo occorre forse riconsiderare i nostri grandi pensatori e scienziati?
Cosa dobbiamo pensare di Leonardo, Galileo, Newton, Tesla... per citarne solo alcuni?


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO
Archeologia, preistoria e storia, suddivisioni artificiose del tempo... l'unico testimone dell'evoluzione dell'Uomo...
Egitto... Roma... Sardegna...
Etruschi... Babilonesi... Assiri... Hyksos... Shardana... popoli del mare... Maya... Aztechi... Cinesi...
Vogliamo parlare di questi popoli e di altri... cercare di evidenziare similitudini e differenze... proveremo a studiare, assieme a chi ne ha voglia, popoli dimenticati... senza preconcetti!
Cercheremo di ripercorrere la storia di questi popoli con l'aiuto di storici antichi e moderni... ma non solo...
Cercheremo di andare oltre una disciplina scolastica leggendo testi antichi alla ricerca di radici ancora poco chiare...
Cercheremo di capire se è vero che l'uomo si è evoluto così come abbiamo studiato, linearmente, oppure se è possibile che le cose siano andate diversamente... come sostenne Platone!

Zibaldone...

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